Sintesi e testi seconda lezione

 

Lezione 16.02.16.

Oralità nei poemi omerici: testi

Gli stessi poemi omerici offrono attestazioni di una cultura dell’oralità a cui ne corrisponde (anzi si tratta di due facce della stessa medaglia) una dell’ascolto: si deve prestare ascolto ad una serie di persone che parlano, comunicando oralmente delle verità. Tra queste figurano: sacerdoti, indovini, capi, aedi.

 

  1. Sacerdote: Crise

-Agamennone non ha prestato ascolto a Crise, sacerdote che gli ha richiesto la figlia Criseide=> l’effetto è la peste

-Scrive HAVELOCK1973, p. 58 “L’ascoltatore viene sensibilmente avvertito che è pericoloso negare ai sacerdoti le prerogative appropriate” (e così facendo lo studioso ci ricorda una delle tante norme che costellano l’enciclopedia omerica…)

-Il commento concerne i versi 9 sgg Iliade, libro I

 

“….morivano infatti gli uomini

perché l’Atride aveva disonorato il sacerdote Crise:

egli infatti era venuto alle navi veloci degli Achei

per liberare la figlia…”

 

  1. Indovino: Calcante

– In  conseguenza della peste Achille decide di convocare l’indovino Calcante (associato di fatto ad un sacerdote, ad uno che interpreta i sogni) perché riveli le cause di questa peste.

–Presentazione omerica di Calcante:

 

Il. I, 68-70: “… si alzò tra loro

Calcante, figlio di Testore, il migliore fra coloro che (lett.) si aggirano fra gli uccelli/che interpretano i segnali degli uccelli,

il quale conosceva il presente, il futuro e il passato”

=> È un dovere prestare attenzione ad una persona così veneranda: chi non lo fa commette un grave oltraggio.  Agamennone, rifiutandosi con estrema tracotanza di sentire le ragioni di Crise (Crise è assimilabile a Calcante), è all’origine della peste: Calcante sa questo e sta per svelarlo, nonostante abbia paura della possibile reazione di Agamennone. Si fa promettere da Achille protezione a prescindere da ciò che dirà

HAVELOCK 1973, p. 62 sulla figura dell’indovino: “gli indovini sono una preziosa istituzione di questa società”.

 

  1. Capo: Nestore

Nell’economia del primo libro dell’Iliade lo troviamo svolgere una funzione di mediatore tra Achille ed Agamennone pervenuti violentemente a contesa. La sua eloquenza già tipicamente greca è tutta svelata nella presentazione con cui Omero – o chi per lui– lo pone sulla scena nella delicata situazione sopra descritta:

 

Il. I, 247- 249 “... Τοῖσι δὲ Νέστωρ

ἡδυεπὴς ἀνόρουσε, λιγὺς Πυλίων ἀγορητής

τοῦ καὶ ἀπὸ γλώσσης μέλιτος γλυκίων ῥεέν αὐδή

si alzò fra loro o davanti a loro Nestore

dalle dolci parole, l’armonioso retore dei Pili,

dalla cui lingua usciva una voce più dolce del miele

 

- KIRK 1985: Con questa ricca descrizione forse il cantore vuole enfatizzare la capacità di Nestore di essere persuasivo, la sua venerabilità, oppure vuole rendere più noto un personaggio poco noto all’audience; PULLEYN 2000: la descrizione così attenta di Nestore serve a rendere più noto un personaggio (Nestore)  di per sé meno conosciuto rispetto ad Achille e Agamennone

- Nestore come nel caso di Crise e  Calcante è anziano e “in an oral society, the aged are the memory of the community” ( PULLEYNN 2000 p. 195)

 

 

- si alzò; è uno dei tanti verbi – tra loro sinonimi – per indicare  la mimetica propria di chi si accinge a parlare. N.b. Rielaborando ed estendendo un po’ il ragionamento di H. possiamo sostenere che anche i “sinonimi” costituiscono un segno della varietà che sorge nei limiti della ripetizione (le parole in corsivo sono una parafrasi di HAVELOCK 1973, p. 77); “ciò che è tipico” - ed in questo caso aggiungiamo noi la mimetica dell’alzarsi - “può venir rienunciato mediante una gamma abbastanza vasta di formule verbali” (HAVELOCK 1973, p. 77). Successivamente lo studioso tornerà a parlare di “variazione nell’identico “come di un’abitudine fondamentale all’interno della poesia di “Omero” ( HAVELOCK 1973,  p. 78) e ancora   di “principio di variazione nell’identico” ( HAVELOCK 1973,  p. 121)

-“dolce parola”

-armonioso”, “melodioso”

-dolce: è detto di ogni cosa che sia dolce; “più dolce del miele” indica un’ esagerazione; detto per qualsiasi  cosa ma soprattutto il dolce è una sensazione della lingua=> più dolce del miele riguarda le parole e le parole del poeta

-voce: parola detta ad alta voce , cioè per essere ascoltata come rivela il legame  di questo sostantivo con il verbo “audào” che significa appunto “parlo ad alta voce”.

 

  1. Aedi. Vd. Odissea VIII;  Demodoco: mitico aedo cantato  nell’ Odissea (libro 8), dove è ricordato come poeta alla corte di Alcinoo.  La sua sublime arte e la sua cecità ne fanno l’aedo per eccellenza, quasi una sorta di ritratto dello stesso Omero. Vd. FERRARI 1999

 

4.1.          Alcinoo, re dei Feaci, lo fa mandare a chiamare perché allieti il banchetto organizzato in onore di Odisseo approdato naufrago sull’isola dei Feaci: nelle sue parole è già abbozzata una descrizione di Demodoco:

 

Odissea VIII, 43-45: …chiamate il divino aedo

Demodoco; e infatti a lui/perché a lui

il dio donò il canto

affinché dilettasse…

 

4.2.          Successivo ampliamento della descrizione del rapsodo, colta nel momento, in cui Demodoco è condotto presso Alcinoo dall’araldo:

 

Odissea VIII, 62-64: L’araldo arrivò conducendo l’amato cantore

il quale la Musa amò moltissimo, ma gli donò un bene ed un male

infatti lo privò degli occhi/della vista, ma gli diede il dolce canto

 

-cfr. HAINSWORTH 1982, p. 252-3: - la scena di Demodoco offre testimonianza della aoide canto) quale concepita da Omero; - aoidos: l’aedo è professionista, ma non necessariamente al servizio di un datore di lavoro fisso; - l’aedo è musicista e poeta; può ricevere suggerimenti dal pubblico, tuttavia il tema lo sceglie lui, pur rimanendo sempre nell’ambito degli argomenti eroici o divini; se non piace può essere interrotto; il poeta deve molto al dio, ma ciò non lo distanzia da altri artigiani(indovini, dottori, …):n.b. ricorda il rapporto tra poesia come ispirazione divina da un lato e tecnica dall’altro è in realtà molto complesso. Qui si è tentato di darne conto in linea generale

 

cfr. Aristotele, Parva Naturalia 437 a 4-17. Il filosofo giunge alla conclusione che i ciechi sono più intelligenti dei sordomuti. In Omero come in Aristotele, cioè la mancanza della facoltà legata agli occhi comporta il potenziamento di un’altra capacità, quella poetica nel primo caso (per intervento divino) quella intellettiva nel secondo (senza intervento divino)

 

4.3.          Il canto non è solo dolce, ma può anche suscitare dolore

 

Odissea VIII 83-85: …Allora Odisseo

avendo preso nelle mani forti il grande mantello purpureo,

lo trascinò sulla testa, nascose infatti  il bel volto:

si vergognava infatti a versare lacrime dalle ciglia al cospetto dei Feaci

 

4.4.          Cfr Odissea VIII 368: ancora il canto fonte di gioia

Di fronte alla narrazione delle vicende di Ares e Afrodite, Odisseo“ si rallegrava nel cuore ascoltando”

Etc….

- L’esempio di Demodoco dovrebbe servire ad evidenziare il legame esistente tra cantore e oralità della poesia, dovuto non solo al fatto che quest’ultima non sia scritta, ma anche al fatto che essa va sempre recitata di nuovo per ogni occasione particolare, cosa che comporta non solo ripetizione, ma anche novità e che presuppone memoria ma anche capacità di improvvisazione. Si richiede inoltre la presenza di un pubblico che ascolta attentamente il canto divino, capace di toccare l’animo: fin da questi tempi remoti che si perdono tra mito e storia si era intuita la grande capacità della musica di mutare il carattere (rapporto tra oralità, ripetizione, memoria è approfondito da Havelock);  per il tema del rapporto fra poeta e pubblico (con riferimento a Demodoco) vd.ROSSI 1992, p. 83+ GENTILI 1995, pp. 19-20

- il pubblico ama il cantore per il suo legame con il divino

- Poeta e Musa, poeta e Memoria: Omero stesso o chi per lui si pone nella condizione di ascoltatore per “ridire” qualcosa in cui solo le Muse possono istruirlo:

ð Es. Iliade I, 1: “Canta o dea”

ð - Odissea I, 1: l’uomo versatile raccontami o dea

- Invocare le Muse significa invocare le figlie di Mnemosyne, ovvero la fonte stessa da cui proviene al poeta la Memoria per la narrazione

- ascoltare le Muse può significare – infine - non dover trovare fuori di sé le regole del canto che coincidono solo e soltanto con il dettato interiore proveniente sì da quelle, ma  radicato nell’animo divinamente ispirato: questo il senso delle parole di Femio (altro aedo*) ad Ulisse che si associano alla richiesta - avanzata proprio dal cantore - di essere risparmiato dalla vendetta : “sono autodidatta, il dio mi fece nascere dentro nell’animo canti svariati”  (Od. XXII ,347-348). vd. HAVELOCK 1973, pp.129 sgg. e la soluzione trovata a rapporto fra poesia come ispirazione e poesia come tecnica (le due cose coincidono); cfr, con Dodds; *celebre rapsodo ricordato nell’Odissea, intratteneva con il suo canto i pretendenti di Penelope nella reggia di Ulisse ad Itaca

-cfr HAINSWORTH 1982, p. 252-3: la Musa non dona ispirazione, ma la conoscenza  del grande tesoro della leggenda e della saga Cfr. GOSTOLI 1999, p.  116: “Questa stretta solidarietà tra le figlie della Memoria e la parola poetica è riconducibile alle caratteristiche stesse del canto orale (improvvisato nella fase più antica, poi, in una fase successiva, recitato a memoria), che richiedeva un lungo apprendistato della memoria, una vera e propria mnemotecnica più o meno cosciente”: n.b. ricorda il rapporto tra poesia come ispiraz divina da un lato e tecnica dall’altro è in realtà molto complesso. Qui si è tentato di darne conto in linea generale. Comunque si può dire quanto segue: “Insomma  manca in Omero fino a Pindaro la concezione di un’ispirazione che implichi il totale avere in sé la divinità che aiuta il poeta sì ma “dall’esterno” ma di qui anche l’ importanza alla Techne negata invece - più tardi- da Platone”                

 

 

 

Bibliografia

HAVELOCK 1973  =  E. A. HAVELOCK, Cultura orale e civiltà della scrittura, Da Omero a Platone, tr. it. di M. Carpitella, Editori Laterza , Roma-Bari 1973;

FERRARI 1999 = A. FERRARI, Dizionario di mitologia greca e latina, Utet, Torino 1999, pp. 523-526

GOSTOLI 1999 = A. GOSTOLI in Omero. Iliade, ; con un saggio di W. Schadewaldt ; introduzione e traduzione di G. Cerri ; commento di A. Gostoli
Milano, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1999

HAINSWORTH 1982 = J.B. HAINSWORTH, Omero. Odissea, introduzione, testo e commento a cura di J. B. H; traduzione italiana di G. Aurelio Privitera,  Vol. II, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1982

 

KIRK 1985 = G. S. KIRK, The Iliad: a commentary, vol. I: books 1-4, Cambridge University Press, Cambridge 1985

ROSSI 1992 = L. E. ROSSI, L’ideologia dell’oralità, in G. Cambiano, L. Canfora, D. Lanza (a cura di), Lo spazio letterario della Grecia antica, vol. I tomo I, Salerno editrice, Roma 1992

GENTILI 1995 = B. GENTILI, Poesia e pubblico nella Grecia antica, Editori Laterza, Roma-Bari 1995 (3° ediz.)

PULLEYN 2000 = S. PULLEYN, Homer. Iliad Book One, editedf with an Introduction, Transaltion and Commentary by S. P., Oxford University Press, Oxford 2000

 

 

 

 

 

 

24 febbraio 2017