Diritto internazionale

  • A.A. 2017/2018
  • CFU 12
  • Ore 60
  • Classe di laurea LMG/01
Fabrizio Marongiu Buonaiuti / Professore di ruolo - I fascia / Diritto internazionale (IUS/13)
Dipartimento di Giurisprudenza
Prerequisiti

Gli studenti dovranno avere superato l'esame di Diritto costituzionale. Per la comunanza di diversi
profili, è inoltre consigliato l'aver superato l'esame, o quantomeno seguito il corso, o comunque
studiato, il Diritto dell'Unione europea.

Obiettivi del corso

Il Corso ha per obiettivo di assicurare l'acquisizione da parte degli studenti delle conoscenze di
metodo e di contenuto proprie dell'ordinamento giuridico internazionale, affrontando le principali
problematiche che si pongono al suo interno, tanto nella loro dimensione teorica quanto negli
sviluppi della prassi.

Il Corso mira a sviluppare negli studenti un'adeguata capacità di comprensione delle peculiarità
dell'ordinamento giuridico internazionale, consentendo ad essi di affrontare con padronanza le
problematiche di inquadramento sistematico, di interpretazione del dato normativo, di analisi
casistica, di qualificazione giuridica e di valutazione che si pongono al suo interno. Esso intende in
questo modo contribuire a formare dei giuristi muniti della capacità di muoversi con sicurezza in
un contesto giuridico che trascende sempre più i confini nazionali e in cui diversi livelli di fonti
normative possono coesistere e sovrapporsi.


Programma del corso

Il Corso affronterà principalmente i seguenti temi:

1. I soggetti del diritto internazionale: gli Stati; le organizzazioni internazionali; la
soggettività internazionale dell'individuo;

2. Le fonti del diritto internazionale: la consuetudine; i principi generali di diritto; i
trattati; gli atti delle organizzazioni internazionali;

3. L'adattamento del diritto statale al diritto internazionale, generale e particolare, e i limiti
derivanti dall'esigenza di salvaguardare i principi fondamentali dell'ordinamento giuridico statale;

4. La sovranità degli Stati e i suoi limiti, con particolare riferimento alle immunità giurisdizionali
degli Stati esteri e dei loro organi;

5. La tutela dei diritti umani e i crimini internazionali;

6. Il divieto dell'uso della forza e le sue eccezioni;

7. La responsabilità internazionale;

8. La risoluzione delle controversie internazionali.

Programma d'esame:

Studenti non frequentanti:

C. FOCARELLI, Diritto internazionale, Terza edizione, Padova, Wolters Kluwer-CEDAM, 2015,
Parte I (tutta); Parte II (Capitoli IV, V, VII),
Parte III (tutta).

Si consiglia inoltre la consultazione della prassi citata nel manuale, raccolta nei
volumi:

C. FOCARELLI, Diritto internazionale, vol. II - Prassi (2008-2012), Padova, CEDAM,
2012;

e, per la prassi precedente,

C. FOCARELLI, Lezioni di Diritto internazionale, vol. II - Prassi, Padova, CEDAM,
2008.

Gli studenti dovranno in ogni caso consultare la Carta delle Nazioni Unite, la
Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati; le disposizioni pertinenti della
Costituzione italiana; il Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati e lo
Statuto della Corte internazionale di giustizia. I relativi testi saranno inseriti tra i
materiali didattici del Corso sulla pagina web del docente.


Per gli studenti frequentanti:

Gli studenti che frequenteranno regolarmente il Corso potranno studiare sugli
appunti delle lezioni, integrati dai materiali indicati dal docente e inseriti, di regola,
tra i materiali didattici del Corso sulla pagina web del docente.

Dovranno in ogni caso consultare i testi normativi sopra indicati.




Testi (A)dottati, (C)onsigliati
  • 1.  (A) C. Focarelli Diritto internazionale, Terza edizione Wolters Kluwer-CEDAM, Padova, 2015 » Pagine/Capitoli: Programma per 12 CFU: Parte I (tutta), Parte II (Capitoli IV, V, VII), Parte III (tutta). - Programma per 10 CFU: Parte I (tutta); Parte II (Capitoli IV e VII); Parte III (tutta); Programma per 8 CFU: Parte I (tutta); Parte II (solo capitolo IV); Parte II
  • 2.  (C) C. Focarelli Diritto internazionale, Vol. II - Prassi (2008-2012) CEDAM, Padova, 2012 » Pagine/Capitoli: Prassi pertinente alle parti del programma indicate relativamente al primo volume, per la fascia di CFU corrispondente.
  • 3.  (C) C. Focarelli Lezioni di Diritto internazionale, vol. II - Prassi CEDAM, Padova, 2008 » Pagine/Capitoli: Prassi pertinente alle parti del programma indicate relativamente al primo volume, per la fascia di CFU corrispondente.
Altre informazioni / materiali aggiuntivi

Gli studenti regolarmente frequentanti il Corso potranno preparare l'esame sugli appunti delle lezioni, integrati dai materiali (fonti normative, prassi, articoli di dottrina) di volta in volta indicati dal docente. Tali materiali saranno, di regola, inseriti tra i materiali didattici del Corso sulla pagina web del docente.

Gli studenti, frequentanti e non, dovranno in ogni caso consultare i testi della Carta delle Nazioni Unite, della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, delle disposizioni pertinenti della Costituzione italiana, del Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati e dello Statuto della Corte internazionale di giustizia. I relativi testi saranno inseriti tra i materiali didattici sulla pagina web del docente.

Metodi didattici
  • Lezioni frontali, integrate da esercitazioni su casi pratici. Nell'ambito del Corso, particolare
    attenzione verrà dedicata all'esame delle fonti normative pertinenti, la cui consultazione costituisce
    uno strumento indispensabile per l'acquisizione di un'adeguata conoscenza dei dati normativi,
    nonché alla discussione della prassi. A tal fine, il docente inserirà sulla pagina web del Corso una
    serie di materiali, in prevalenza tratti dalla giurisprudenza internazionale, che di volta in volta
    formeranno oggetto d'esame e di discussione nel corso delle lezioni, al fine di sviluppare negli
    studenti adeguate capacità interpretative, di analisi casistica, di qualificazione giuridica, di
    comprensione e valutazione, indispensabili per affrontare i problemi di inquadramento sistematico e
    di traduzione empirica del diritto che si pongono con riferimento alla materia.
Modalità di valutazione
  • Esame scritto e orale, con possibilità di una verifica intermedia scritta riservata agli studenti
    frequentanti il Corso.
    La prova scritta comporterà domande a risposta aperta, sugli argomenti trattati nel Corso (per i
    frequentanti) ovvero nel programma d'esame.
    La verifica intermedia scritta, riservata ai frequentanti, comporterà ugualmente domande a risposta
    aperta, sugli argomenti trattati nel Corso fino al momento della verifica. Gli studenti che la
    supereranno sosterranno la prova finale scritta solamente sugli argomenti che verranno trattati nel
    Corso dopo lo svolgimento della verifica intermedia.
    La prova orale, che presuppone il superamento della prova scritta, potrà comportare una domanda
    di ulteriore verifica sugli argomenti trattati nel Corso ovvero nel programma d'esame.
Lingue, oltre all'italiano, che possono essere utilizzate per l'attività didattica

Inglese, Francese (relativamente alle fonti normative ed alla prassi non disponibile in lingua italiana)

Lingue, oltre all'italiano, che si intende utilizzare per la valutazione

Inglese. Francese (per gli studenti stranieri che ne facciano richiesta)

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Calendario
 Notizie
  Materiali didattici
  • Convegno interdisciplinare "Dinamiche del diritto, migrazioni e uguaglianza relazionale" Giovedì 19 ottobre 2017, ore 9,00

    Locandina con programma del convegno (v. avviso sulla pagina principale del docente). Gli studenti interessati sono invitati a partecipare.

  • Seminari di didattica integrata "70 anni dalla Costituzione, tra continuità e discontinuità"

    Locandina del ciclo di seminari, con programma degli incontri, il primo dei quali si terrà, con la partecipazione del docente, lunedì 23 ottobre 2017, dalle ore 15 alle ore 19, nell'aula 2 del Dipartimento SPOCRI, Via Don Minzoni, 22/A (v. avviso sulla pagina principale del docente)

  • Convegno del CDE di Macerata mercoledì 25 ottobre 2017, ore 9,30-18,00

    Locandina del convegno, contenente il programma delle relazioni. Gli studenti frequentanti il corso di Diritto internazionale sono invitati a partecipare. Il Consiglio del Corso di laurea in Giurisprudenza ha previsto il riconoscimento di 2 CFU agli studenti che parteciperanno, i quali dovranno iscriversi secondo la procedura abitualmente seguita per i seminari per i quali è prevista l'attribuzione di CFU. Allo scopo di evitare inopportune sovrapposizioni, la lezione di mercoledì 25 ottobre, ore 13-15 non si terrà e verrà recuperata successivamente.

  •  Testi normativi di riferimento generale

    Si riportano in questa cartella i principali testi normativi di riferimento per lo studio della materia, destinati tanto agli studenti frequentanti quanto ai non frequentanti.

    • Costituzione della Repubblica italiana

      Si raccomanda in particolare lo studio delle disposizioni degli articoli 10, 11, 80, 87, 89 e 117.

    • Statuto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU)

      Noto anche come Carta delle Nazioni Unite, firmato a San Francisco il 26 giugno 1945 ed entrato in vigore il 24 ottobre 1945.

    • Statuto della Corte internazionale di giustizia

      Lo Statuto della Corte internazionale di giustizia è allegato allo Statuto dell'Organizzazione delle Nazioni unite e ne costituisce parte integrante. Ha per scopo di disciplinare l'organizzazione ed il funzionamento della Corte stessa.

    • Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati

      Aperta alla firma a Vienna il 23 maggio 1969, in vigore per 114 Stati, compresa l'Italia, dal 27 gennaio 1980, costituisce il risultato di una prolungata opera di codificazione delle norme di diritto internazionale consuetudinario in materia.

    • Progetto di articoli sulla responsabilità internazionale degli Stati

      Adottato nel 2001 dalla Commissione del diritto internazionale delle Nazioni Unite, benché non tradottosi in una convenzione internazionale e pertanto sprovvisto di carattere giuridicamente vincolante, costituisce il risultato di un'ampia e prolungata opera di codificazione delle norme di diritto internazionale consuetudinario in materia.

  •  Caratteristiche proprie dell'ordinamento internazionale

     

    • Tribunale internazionale per il diritto del mare, ordinanza 24 agosto 2015, Incidente dell'"Enrica Lexie" (Italia c. India)

      L'ordinanza del Tribunale internazionale per il diritto del mare, che si riporta nel testo originale in lingua inglese, riguarda la richiesta di misure cautelari presentata dall'Italia nella controversia contro l'India relativamente all'incidente della nave "Enrica Lexie", che vede coinvolti due fucilieri di marina italiani imbarcati su di una nave mercantile battente bandiera italiana nell'ambito dell'azione di contrasto alla pirateria, accusati di avere ucciso due pescatori indiani a bordo di un peschereccio battente bandiera indiana. Il caso, nelle sue circostanze e nella problematica giuridica che solleva, è particolarmente indicativo delle peculiarità dell'ordinamento internazionale e dei suoi intrinseci limiti.

    • Corte permanente d'arbitrato, caso n. 2015-28, pendente dinanzi a un tribunale arbitrale costituito in base all'allegato VII della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, Italia c. India, Incidente dell'"Enrica Lexie"

      Il tribunale arbitrale, costituito ai sensi dell'allegato VII della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare al fine di pronunciarsi sul merito della controversia internazionale tra Italia e India concernente l'incidente dell'Enrica Lexie, ha adottato il 29 aprile 2016 un'ordinanza sulla richiesta di misure cautelari presentata dall'Italia. Il tribunale arbitrale ha modificato in parte le misure cautelari precedentemente disposte, in pendenza della costituzione del tribunale arbitrale, dal Tribunale internazionale per il diritto del mare nell'ordinanza sopra riportata. In particolare, il tribunale arbitrale ha disposto in via cautelare una mitigazione (relaxation) delle condizioni di custodia del sergente Girone, autorizzandolo a rientrare in Italia fino alla conclusione del giudizio arbitrale sul merito, stabilendo nondimeno che il medesimo debba restare fino a tale momento sotto la giurisdizione della Corte suprema indiana, e confermando l'obbligo dell'Italia di far ritornare l'interessato in India nel caso in cui il tribunale arbitrale nella propria pronuncia sul merito dovesse affermare l'esistenza della giurisdizione indiana sull'incidente dell'Enrica Lexie. Al fine di garantire l'ottemperanza da parte di entrambe le parti alle misure disposte nell'ordinanza, il tribunale arbitrale ha posto in capo alle parti l'obbligo di presentare rapporti sull'osservanza di tali misure, autorizzando il presidente del tribunale arbitrale a rivolgere richieste di informazioni alle parti stesse in caso di mancata presentazione di tali rapporti entro tre mesi dalla data dell'ordinanza ovvero alle scadenze successive che il presidente del tribunale arbitrale potrà fissare.

  •  Caratteri generali della comunità internazionale

    Materiali relativi alla definizione delle caratteristiche generali della comunità internazionale, riferiti alla parte introduttiva del corso

  •  I soggetti del diritto internazionale: in particolare, gli Stati.

    In questa cartella si raccolgono in sintesi i principali casi della prassi relativa all'identificazione degli elementi costitutivi della statualità: popolazione, territorio, potestà d'imperio e all'accertamento dei requisiti dell'indipendenza e dell'effettività dell'esercizio di quest'ultima. Si precisa che le schede di sintesi inserite sono tratte dal volume Focarelli C., Diritto internazionale, volume II, Prassi, I ed., Padova, 2008, non più disponibile in distribuzione, e si intendono ad esclusivo uso degli studenti frequentanti il corso.

    • Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 2259 (2015) del 23 dicembre 2015, sulla situazione in Libia

      La risoluzione del Consiglio di sicurezza esprime appoggio all'accordo politico di Skyrat concluso il 17 dicembre 2015 con il quale è stata stabilita la costituzione di un governo libico di unità nazionale con sede a Tripoli, invitando gli Stati membri dell'ONU a sostenere tale governo, incoraggiando le altre parti presenti nel territorio libico ad unirsi ad esso. La risoluzione invita al tempo stesso gli Stati membri a far cessare ogni supporto e contatti con altre istituzioni che pretendano di costituire la legittima autorità ma che non siano parti dell'accordo istitutivo del governo di unità nazionale (v. punto 5 della parte dispositiva della risoluzione). La risoluzione, nell'esprimere un chiaro sostegno dell'organizzazione al governo di unità nazionale costituitosi nella parte occidentale del paese, e nell'auspicare che più parti del paese si uniscano ad esso, non affronta tuttavia efficacemente la criticità insita nella presenza, segnatamente, di un governo parallelo con base a Tobruk nella parte orientale del paese, sostenuto da alcuni Stati, e di ampie parti del paese che soggiaciono al controllo di gruppi ribelli, in alcuni casi affiliati all'ISIS, per cui il controllo esercitato dal governo di unità nazionale, malgrado il sostegno ONU, appare in realtà difettare tuttora di effettività in ampie parti del paese.

    • Dichiarazione del Presidente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 19 settembre 2014 sulla situazione concernente l'Iraq

      La Dichiarazione, atto formalmente non vincolante, afferma il sostegno del Consiglio di sicurezza al governo legittimo dell'Iraq e invita la comunità internazionale a sostenere i suoi sforzi per rafforzare le proprie strutture democratiche, mantenere la sicurezza e lottare contro il terrorismo. A quest'ultimo riguardo, la dichiarazione identifica l'ISIS (ISIL nella sigla inglese per "Islamic State in Iraq and the Levant") come un'organizzazione terroristica, condannandone le violazioni delle regole di diritto internazionale umanitario e gli abusi dei diritti umani. La dichiarazione contiene inoltre l'invito alla comunità internazionale a rafforzare il proprio supporto, in conformità al diritto internazionale, all'Iraq nella lotta all'ISIS e ad altri gruppi armati ad esso associati, sostanzialmente configurando tale supporto alla stregua di aiuto prestato al governo legittimo nella repressione di movimenti insurrezionali interni secondo le categorie tradizionali del diritto internazionale.

    • Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 67/19 adottata il 29 novembre 2012 sullo status della Palestina nelle Nazioni Unite

      La risoluzione attribuisce alla Palestina lo status di Stato non membro osservatore nell'ambito dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, status che al momento la Palestina condivide con la Santa Sede benché questa, pur soggetto originario di diritto internazionale al pari degli Stati, non sia uno Stato nel senso proprio del termine. La risoluzione prende atto dei passi compiuti dall'Autorità nazionale palestinese verso la creazione di uno Stato palestinese indipendente, promuovendo la compiuta attuazione del disegno di creare due stati indipendenti, Palestina ed Israele, sulla base dei confini precedenti all'occupazione iniziata nel 1967 (v. in particolare la parte dispositiva della risoluzione, p. 3-4).

    • Corte internazionale di giustizia, parere consultivo del 22 luglio 2010 concernente la conformità al diritto internazionale della dichiarazione di indipendenza del Kosovo

      Il parere della Corte internazionale di giustizia, reso su richiesta dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nell'esercizio della funzione consultiva della Corte stessa ai sensi dell'art. 96 della Carta delle Nazioni Unite e dell'art. 65 dello Statuto della Corte, esclude che la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, adottata il 17 febbraio 2008, sia in contrasto con le regole di diritto internazionale. La Corte internazionale di giustizia fa riferimento in proposito tanto alle regole di diritto internazionale generale, che proteggono l'integrità territoriale degli Stati a fronte della minaccia o dell'uso della forza da parte di altri Stati, quanto alle regole poste dalla risoluzione n. 1244 (1999) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, relativa alla situazione in Kosovo, e, sulla base di quest'ultima, al regime di amministrazione provvisoria del territorio kosovaro affidato alla UNMIK (United Nations Temporary Mission to Kosovo). Il parere consultivo, pur sempre, attenendosi ai limiti del quesito sottoposto alla Corte dall'Assemblea generale, non si spinge a valutare gli effetti che da tale dichiarazione discendano, in termini di effettivo acquisto della statualità da parte del Kosovo, questione che deve risolversi alla luce degli elementi costitutivi della statualità in base al diritto internazionale generale.

    • High Court (England and Wales), Queen's Bench Division, 13 marzo 1992, Rep. di Somalia c. Woodhouse Drake et al.

      La sentenza tratta della rilevanza del requisito dell'effettività nell'esercizio della potestà d'imperio come presupposto della statualità, in relazione ad una situazione qualificabile in termini di "failed State", venutasi a verificare in Somalia con il rovesciamento del governo di Siad Barre nel 1991. La sentenza si sofferma sulla questione se a seguito del rovesciamento del governo preesistente, il quale conseguentemente non esercitava più alcun controllo sul paese, potesse ritenersi essersi affermato al suo posto come governo effettivo del paese il governo provvisorio istituito sotto la guida di Mahdi per effetto degli accordi di Gibuti. La High court inglese si è attenuta in proposito rigorosamente al criterio dell'effettività, giungendo ad escludere che tale governo provvisorio avesse allo stato acquistato un controllo effettivo del paese, assimilandone la situazione a quella nella quale si trovano gli insorti fino al momento in cui assumano un controllo effettivo del paese, momento a partire dal quale divengono a tutti gli effetti il nuovo governo effettivo dello Stato, indipendentemente dalle modalità in cui ne abbiano assunto il controllo.

    • United States Court of Appeals for the 2nd Circuit, sent. 24 gennaio 1992, New York Chinese TV Programs Inc. c. UE Enterprises Inc.

      La sentenza affronta incidentalmente la questione della soggettività internazionale di Taiwan e dell'incidenza su di essa, sul piano dei rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, del successivo riconoscimento da parte di questi ultimi della Repubblica popolare cinese, ribadendo l'autonomia del possesso dei requisiti della statualità dall'eventuale riconoscimento o mancato riconoscimento da parte di altri Stati (v. in particolare a p. 30 in fine e p. 31 nella scansione allegata).

    • Tribunale di Bolzano, sent. 21 maggio 1971, Kweton c. Ullmann

      La sentenza affronta la questione degli effetti che, in deroga alla regola generale dell'irrilevanza del riconoscimento da parte di altri Stati al fine dell'affermazione della statualità, possono discendere dall'eventuale mancato riconoscimento di uno Stato sui rapporti tra soggetti privati, con particolare riferimento al riconoscimento, in quanto sentenza straniera, di una decisione proveniente da un organo giurisdizionale di uno Stato non riconosciuto da parte dello Stato i cui giudici sono richiesti di riconoscere la sentenza. La sentenza, che si riferiva ad una decisione emanata da un giudice della DDR, ha negato la riconoscibilità della decisione, dal momento che questa promanava da un organo che dal punto di vista dell'ordinamento italiano non poteva considerarsi un organo giurisdizionale di uno Stato estero, pur attribuendo nondimeno a tale pronuncia una rilevanza su di un piano di fatto quale elemento di prova dell'esistenza dei presupposti per lo scioglimento del matrimonio in base alla legge italiana.

    • High Court (England & Wales), Queen's Bench Division, sent. 6 febbraio 1998, Sierra Leone Telecommunications Co. Ltd c. Barclays Bank plc.

      La sentenza affronta la questione della perdurante sussistenza dei requisiti della statualità in capo alla Sierra Leone, con particolare riferimento al presupposto dell'effettività nell'esercizio dell'autorità di governo, a seguito del colpo di stato militare del 1997. La High Court inglese individua a questo fine i requisiti la cui sussistenza è da considerarsi necessaria a tal fine (v. parte sottolineata, a metà circa di p. 25 nella scansione allegata).

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 6 aprile 1955, caso Nottebohm (Liechtenstein c. Guatemala)

      La sentenza della Corte internazionale di giustizia è rilevante con riferimento all'identificazione dell'elemento della popolazione, in quanto si sofferma sui presupposti dell'attribuzione della cittadinanza, affermando che, per quanto sia in linea di principio libertà degli Stati di disciplinarne i presupposti, questi debbano in ogni caso riflettere l'esistenza di un collegamento reale ed effettivo tra lo Stato e l'individuo cui viene concessa.

    • Corte di giustizia delle Comunità europee, sent. 19 ottobre 2004, in causa C-200/02, Zhu e Chen c. Secretary of State for the Home Department

      La sentenza, alla quale si è fatto riferimento nel corso a proposito della popolazione come presupposto della statualità, evidenzia il carattere a volte fortuito, quando non pretestuosamente creato, del legame tra un individuo e uno Stato rappresentato dalla cittadinanza. Nel caso di specie, ai fini dell'applicazione delle norme del Trattato sull'Unione europea in materia di cittadinanza europea, venivano in considerazione le norme statali irlandesi che prevedono l'acquisto della cittadinanza irlandese per effetto della mera nascita nell'isola d'Irlanda ("iure soli", contrapposto alla regola vigente, ad es., in Italia, per cui la cittadinanza si acquista invece, di norma, per nascita da genitori cittadini, "iure sanguinis"). Nel caso di specie, una madre cittadina di un paese terzo, la Cina, aveva fatto in modo di fare nascere la propria figlia per la precisione in Irlanda del Nord, affinché la bambina acquistasse, in virtù delle regole specifiche del diritto irlandese che ciò consentono, la cittadinanza irlandese e, in base alla disciplina bilaterale applicabile tra Irlanda e Regno Unito quanto alla circolazione dei rispettivi cittadini, il diritto di soggiornare nel Regno Unito. In questo modo, la madre della bambina aveva voluto creare i presupposti per potere conseguentemente avanzare la richiesta di poter soggiornare lei stessa nel Regno Unito, dal momento che la sua presenza era necessaria al fine di consentire alla minore, chiaramente non autosufficiente in quanto neonata, di godere del suo proprio diritto di soggiorno in tale paese membro dell'Unione europea. La Corte di giustizia ha ritenuto che, in applicazione della disciplina pertinente posta dal diritto dell'Unione europea in materia di cittadinanza europea e di libertà di circolazione delle persone, le autorità britanniche non potessero respingere la richiesta della madre della minore, a condizione, tuttavia, che questa e la figlia minore disponessero di proprie risorse di sostentamento al fine di non costituire un onere per il sistema di sicurezza sociale britannico.

    • Amtsgericht (Tribunale amministrativo) di Colonia (Germania), sent. 3 maggio 1978, relativa al caso del "Ducato di Seeland"

      La sentenza è rilevante con riferimento all'elemento della territorialità dello Stato, il quale non può ritenersi sussistente in presenza di un ente che pretenda di identificare come proprio territorio una struttura artificiale (nella specie, una piattaforma militare abbandonata situata nel Mare del Nord).

    • Sentenza arbitrale del 4 aprile 1928, arbitro unico Huber, relativa all'Isola di Palmas

      La sentenza arbitrale è rilevante con riferimento al profilo dell'effettività dell'esercizio della potestà d'imperio su di un territorio determinato e sulla popolazione ivi stanziata, ed afferma l'irrilevanza in proposito del titolo su cui si fonda l'esercizio della sovranità.

    • Sentenza arbitrale del 18 ottobre 1923, arbitro unico Taft, relativa alle Concessioni Tinoco

      La sentenza, nel ribadire l'irrilevanza, al fine dell'effettività nell'esercizio della potestà d'imperio su di un dato territorio e sulla relativa popolazione, del titolo su cui questa si fonda, riconduce l'effettività al concreto esercizio di tale potestà nel periodo in cui l'atto di cui si discute è stato compiuto (nella specie, la conclusione di contratti con investitori stranieri, detti, secondo la terminologia del tempo, concessioni per significare la supremazia dello Stato territoriale rispetto alla controparte privata straniera), a prescindere dalle modalità rivoluzionarie in cui il governo del tempo si era insediato e dal successivo ritorno al potere del governo precedentemente esistente.

    • Parere della Corte permanente di giustizia internazionale, 5 settembre 1931, Regime doganale tra Austria e Germania (Zollverein)

      Il parere si sofferma sul requisito dell'indipendenza dello Stato, affermando come questo debba essere accertato sulla base di elementi di diritto e non già di fatto, negando in particolare che possa far venir meno l'indipendenza ai fini della soggettività internazionale la conclusione da parte di uno Stato (l'Austria nel periodo tra le due Guerre mondiali, nella specie) di un accordo atto a realizzare sostanzialmente un'unione doganale con un altro Stato (la Germania) che l'avrebbe posto in una situazione di pesante dipendenza economica rispetto a quest'ultimo.

    • Risoluzione dell'Assemblea generale ONU, n. 31/6 A del 26 ottobre 1976, concernente il Transkey

      La risoluzione, atto di carattere non vincolante, affermava l'invalidità della proclamazione dello "Stato del Transkey", avvenuta in Sudafrica al tempo in cui nel paese imperava la politica di apartheid, dal momento che questo difettava di reale indipendenza dal governo sudafricano, trattandosi di un "governo fantoccio".

    • Corte europea dei diritti umani, sent. 23 febbraio 1995 (eccezioni preliminari), Loizidou c. Turchia

      La sentenza è rilevante per quanto attiene al profilo dell'indipendenza con riferimento alla Repubblica turca di Cipro del Nord. La Corte europea, infatti, dovendo stabilire se una violazione dei diritti tutelati dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo avvenuta nella parte nord dell'isola di Cipro sottoposta a controllo militare turco, fosse avvenuta o meno sotto la "giurisdizione" della Turchia ai fini dell'art. 1 della Convenzione, ha negato che la Repubblica turca di Cipro del Nord esercitasse con indipendenza la potestà d'imperio sul territorio in questione, il controllo effettivo sul quale dovendo considerarsi esercitato dalla Turchia a mezzo dell'occupazione militare.

    • Corte di cassazione, sent. 28 dicembre 2004, n. 49666, Djukanovic

      La sentenza, nell'esaminare la questione se l'accusato Djukanovic godesse o meno dell'immunità giurisdizionale in qualità dapprima di Capo dello Stato e successivamente di Capo del governo del Montenegro, ha affrontato incidentalmente la questione se quest'ultimo godesse dell'indipendenza al fine di poter essere considerato un autonomo soggetto statuale. La Cassazione ha negato la sussistenza di tale presupposto, essendo il Montenegro da considerarsi, al tempo del giudizio, una mera componente di uno Stato federale (la Repubblica federale di Jugoslavia, ricomprendente la Serbia e il Montenegro).

    • Corte di cassazione, sent. 25 giugno 1985, n. 1981, Arafat

      La sentenza della Cassazione italiana, dovendo stabilire se Yasser Arafat godesse o meno dell'immunità giurisdizionale dovuta ai Capi di Stato esteri, ha affrontato incidentalmente la questione se un movimento di liberazione nazionale, come, nella specie, l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (O.L.P.) possa essere equiparato ad uno Stato a tali effetti. La Cassazione ha raggiunto una conclusione negativa, rilevando la mancanza del presupposto della sovranità territoriale che è propria degli Stati.

  •  Gli altri soggetti del diritto internazionale

    Si raccolgono in questa cartella alcuni elementi della prassi relativa alla soggettività internazionale di enti diversi dagli Stati, quali le organizzazioni internazionali, la Santa Sede, l'Ordine di Malta, nonché alla discussa questione della soggettività internazionale dell'individuo. Vale la medesima avvertenza di cui alla cartella precedente in ordine alla fonte delle schede di sintesi inserite.

    • Progetto di articoli sulla responsabilità internazionale delle organizzazioni internazionali (2011)

      Il progetto di articoli, non tradottosi in una convenzione internazionale vincolante, costituisce, sul modello del parallelo progetto di articoli sulla responsabilità internazionale degli Stati (v. nella cartella relativa ai testi normativi di riferimento generale), un tentativo di codificazione, prodotto dell'opera della Commissione del diritto internazionale delle Nazioni Unite, delle regole consuetudinarie in materia di responsabilità internazionale delle organizzazioni internazionali. Particolare rilevanza rivestono, ai fini dell'inquadramento delle organizzazioni internazionali nell'ambito dei soggetti del diritto internazionale, le definizioni contenute nell'art. 2 del progetto.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 11 aprile 1949, Riparazione dei danni subiti al servizio delle Nazioni Unite

      Il parere, emesso dalla Corte internazionale di giustizia su richiesta dell'Assemblea generale e riguardante la questione se l'Organizzazione delle Nazioni Unite fosse legittimata a proporre un reclamo internazionale contro lo Stato ritenuto responsabile per l'uccisione del conte Bernadotte inviato a Gerusalemme in qualità di mediatore per conto dell'Organizzazione, si sofferma sulla questione della soggettività internazionale dell'Organizzazione, quale presupposto essenziale della legittimazione a proporre il reclamo. La Corte desume la soggettività internazionale dell'ONU tanto dai poteri che le sono conferiti dalla Carta, quanto dai fini per i quali tali poteri le sono stati conferiti, ritenendo confermata la soggettività internazionale dell'organizzazione particolarmente dal suo potere di concludere accordi internazionali con gli Stati membri, ciò che comprova la sua titolarità di una soggettività internazionale distinta da quella dei Membri stessi.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 20 dicembre 1980, Interpretazione dell'accordo del 25 marzo 1951 tra l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e l'Egitto

      Il parere, che si richiama al precedente reso nel 1949 con riferimento alla questione della riparazione dei danni subiti al servizio delle Nazioni Unite, si sofferma sulla soggettività internazionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e in particolare sulle prerogative che da tale soggettività internazionale discendono, con particolare riferimento al potere di scegliere liberamente la propria sede e decidere in merito all'ubicazione dei propri uffici regionali. Al tempo stesso la Corte afferma che la soggettività internazionale delle organizzazioni internazionali le pone in una condizione di soggezione a tutti gli obblighi posti dalle norme del diritto internazionale, tanto generale, con riferimento alle norme consuetudinarie, quanto particolare, con riferimento ai rispettivi trattati ovvero atti istitutivi e ad ogni altro accordo internazionale del quale siano parti.

    • Corte di cassazione (sez. un.), sent. 26 febbraio 1931, Istituto internazionale d'agricoltura c. Profili

      La sentenza della Cassazione italiana riconosce la soggettività internazionale dell'Istituto internazionale d'agricoltura, antesignano dell'odierna FAO (Food and Agriculture Organization, istituto specializzato delle Nazioni Unite), identificandolo come costituente una forma evoluta di unione internazionale amministrativa, dotata, a differenza del modello primigenio di unioni di Stati, di un proprio autonomo centro di imputazione di interessi e di una propria organizzazione, chiusa rispetto all'ingerenza degli Stati membri. In conseguenza, la Cassazione italiana ha riconosciuto all'Istituto internazionale d'agricoltura l'immunità dalla giurisdizione italiana, giustificata dall'esigenza di evitare ingerenze da parte di organi dello Stato sulle modalità di organizzazione interna dell'ente nel perseguimento dei suoi fini istituzionali.

    • Corte di cassazione (sez. un.), 8 giugno 1994, n. 5565, Nacci c. Istituto di Bari del Centre international de hautes études agronomiques méditerranéennes

      La sentenza dalla Cassazione italiana, sulla linea della precedente del 1931 relativa all'Istituto internazionale d'agricoltura (v. in questa stessa cartella), riconosce la natura di organizzazione internazionale intergovernativa propria del Centro internazionale chiamato in giudizio avanti ai giudici italiani da un suo funzionario, affermandone l'immunità dalla giurisdizione italiana per quanto riguarda l'organizzazione interna dei propri uffici. La sentenza affronta altresì il problema del contemperamento del rispetto della soggettività internazionale delle organizzazioni internazionali che ne siano munite con il diritto alla tutela giurisdizionale, riconosciuto, tra l'altro, dall'art. 24 della Costituzione italiana, affermando che tale problema può essere superato nella misura in cui l'organizzazione appresti suoi propri meccanismi di tutela dei diritti, ad esempio attraverso un tribunale amministrativo interno competente a conoscere delle controversie relative ai rapporti con i funzionari ed agenti dell'organizzazione.

    • House of Lords, sent. 26 ottobre 1989, Consiglio internazionale dello Stagno

      La sentenza si sofferma sulla posizione degli Stati non membri di un'organizzazione internazionale nei confronti di quest'ultima, affermando che anche nel caso in cui uno Stato non membro ritenesse difettare nell'organizzazione i requisiti di un'autonoma soggettività internazionale, nondimeno sarebbe tenuto a riconoscerle il trattamento dovuto ad una persona giuridica straniera.

    • House of Lords, sent. 21 febbraio 1991, Fondo monetario arabo

      La sentenza si sofferma sulla posizione degli Stati non membri di un'organizzazione internazionale per quanto attiene al trattamento dovuto a quest'ultima, adottando una posizione simile a quella accolta nella sentenza del 1989 relativa al Consiglio internazionale dello stagno (v.)

    • Corte di cassazione, sent. 17 luglio 1987, n. 3932, Marcinkus et al.

      La sentenza ribadisce il carattere di soggetto di diritto internazionale proprio della Santa Sede, quale ente centrale di governo della Chiesa cattolica, con il conseguente riconoscimento delle immunità giurisdizionali agli enti centrali della Chiesa stessa ed ai relativi organi o rappresentanti, con specifico riferimento allo I.O.R. e ai relativi funzionari.

    • Corte di cassazione, sez. un., sent. 17 novembre 1989, n. 4909, Capitolo della Basilica di S. Giovanni in Laterano c. Zammerini

      La sentenza, nel ribadire il carattere di soggetto di diritto internazionale della Santa Sede, nondimeno afferma che il connesso regime di immunità giurisdizionale non debba andare al di là di quello che è riconosciuto agli Stati stranieri, non potendo quindi operare in relazione a controversie relative a rapporti di lavoro inerenti a mansioni meramente ausiliarie e concernenti meri aspetti economici del rapporto.

    • Corte di cassazione, sent. 21 maggio 2003, n. 22516, Tucci et al. (Radio Vaticana)

      La sentenza, relativa alla controversia concernente le emissioni elettromagnetiche in territorio italiano provenienti dagli impianti della Radio Vaticana, nel ribadire la natura di soggetto di diritto internazionale della Santa Sede, nega per un verso la natura di ente centrale della Chiesa cattolica relativamente alla Radio Vaticana e, par altro verso, afferma che il riconoscimento delle immunità giurisdizionali dovute alla Santa Sede non possa comportare una rinuncia all'esercizio della giurisdizione dello Stato sul proprio territorio.

    • Tribunale cardinalizio della Santa Sede, sent. 24 gennaio 1953, concernente l'Ordine di Malta

      La sentenza si sofferma sulla natura giuridica del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), affermando che le prerogative sovrane di cui questo gode non possano considerarsi pienamente corrispondenti a quelle di uno Stato, dovendo piuttosto essere riconosciuta all'Ordine una sovranità di carattere funzionale, in quanto diretta ad assicurare le finalità che esso persegue.

    • Corte di cassazione, sez. un., sent. 18 marzo 1992, n. 3360, ACISMOM c. Alba et al.

      La sentenza, nel confermare la precedente giurisprudenza della Cassazione italiana nel senso di riconoscere la soggettività internazionale dell'Ordine di Malta, nondimeno afferma che le connesse immunità giurisdizionali non debbano andare al di là di quelle correntemente riconosciute agli Stati stranieri, negando in particolare l'immunità dell'Ordine in relazione alle controversie di lavoro introdotte da dipendenti delle strutture sanitarie che l'Ordine gestisce in convenzione con lo Stato italiano, in quanto inerenti ad attività sottoposta al potere di quest'ultimo.

    • Convenzione di Vienna del 24 aprile 1963 sulle relazioni consolari

      V. in particolare, a proposito della soggettività internazionale degli individui, l'art. 36, par. 1, relativo all'obbligo di informare, a domanda dell'individuo che sia stato arrestato o che si trovi in stato di detenzione, le autorità consolari del paese di cui l'individuo è cittadino, oggetto della sentenza della Corte internazionale di giustizia relativa al caso La Grand del 2001.

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 27 giugno 2001, Germania c. Stati Uniti, caso La Grand

      La sentenza si sofferma, per quanto rileva in relazione alla soggettività internazionale degli individui, sulla portata della disposizione dell'art. 36, par. 1, della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 24 aprile 1963, la quale prevede per le autorità dello Stato territoriale l'obbligo di informare, su richiesta dell'individuo che sia stato arrestato o che altrimenti si trovi in stato di detenzione, le autorità consolari dello Stato di cui è cittadino. Essendo tale obbligo finalizzato a garantire all'individuo che sia arrestato o sottoposto a detenzione in un paese straniero la possibilità di munirsi di un'adeguata difesa in giudizio, la norma è stata ritenuta idonea a conferire all'individuo un diritto soggettivo.

    • Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 4 novembre 1950)

      Si vedano, in particolare, gli articoli 34 ss. della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma, 4 novembre 1950), relativi ai ricorsi individuali innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

    • Corte europea dei diritti umani, dec. 2 maggio 2007, Behrami c. Francia, Saramati c. Francia, Germania e Norvegia

      La decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo affronta la questione dei limiti dell'ambito di applicazione del sistema di protezione dei diritti fondamentali dell'individuo creato con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, la quale in base al suo articolo 1 si applica unicamente in relazione agli individui che si trovino sotto il controllo effettivo ("juridisdiction" (nel testo inglese)/"juridiction" (nel testo francese)) di uno Stato parte della Convenzione stessa. La questione si poneva, nella specie, in relazione a violazioni dei diritti tutelati avvenute nel territorio del Kosovo nel corso degli interventi dei contingenti KFOR, vale a dire della forza multinazionale istituita con la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite n. 1244/1999. La Corte europea è giunta alla conclusione che, dato che il territorio kosovaro all'epoca dei fatti era sotto il controllo effettivo della UNMIK (United Nations Mission in Kosovo), alla quale il Consiglio di sicurezza con la medesima risoluzione aveva affidato l'amministrazione provvisoria del Kosovo, gli individui i cui diritti avevano subito le violazioni lamentate non potevano essere considerati trovarsi sotto il controllo effettivo di alcuno degli Stati contraenti della Convenzione.

    • Tribunale penale internazionale (Norimberga), sent. 1° ottobre 1946

      La sentenza costituisce una pietra miliare dello sviluppo del diritto penale internazionale, affermando la coesistenza della responsabilità internazionale degli Stati con la responsabilità penale individuale degli individui che, agendo in qualità di organi degli Stati, si siano resi colpevoli di crimini internazionali, con ciò affermando che il diritto internazionale può giungere ad imporre doveri e responsabilità agli individui.

    • Tribunale penale internazionale per i crimini commessi nell'ex-Jugoslavia, sent. 7 maggio 1997, Tadic

      La sentenza riafferma la regola enunciata dal Tribunale penale internazionale di Norimberga (v.), ribadendo che un individuo può essere ritenuto responsabile e quindi punito per le violazioni del diritto internazionale umanitario.

    • Corte costituzionale federale tedesca (Bundesverfassungsgericht), sent. 2 novembre 2006, Bombardamento del ponte di Varvarin

      La sentenza, pronunciata relativamente ad azioni risarcitorie promosse nei confronti della Germania dai parenti delle vittime civili di un bombardamento occorso durante l'intervento N.A.T.O. in Kosovo, si sforza di definire i diritti dei singoli individui conseguenti alla commissione di violazioni del diritto internazionale umanitario, affermando che, per quanto le norme di questo tipo siano poste a tutela dei diritti degli individui, la loro attuazione sia rimessa nondimeno agli Stati che le hanno poste, dovendosi conseguentemente negare un autonomo diritto degli individui a farne valere la violazione nei confronti degli Stati esteri individuati come responsabili.

    • Convenzione di Washington del 1965 istitutiva dell'International Centre for the Settlement of Investment Disputes (ICSID)

      La Convenzione di Washington istituisce un meccanismo di risoluzione delle controversie in materia di investimenti di carattere arbitrale, che può essere attivato da investitori privati stranieri nei confronti dello Stato territoriale. Le sentenze arbitrali emesse in base alle norme della convenzione sono automaticamente riconosciute ed immediatamente esecutive negli Stati contraenti, in base agli obblighi da questi assunti con la partecipazione alla convenzione (art. 54).

    • Linee guida OCSE sulle imprese multinazionali - OECD Guidelines on Multi-National Enterprises (MNEs)

      Le linee quida sulle imprese multinazionali adottate dall'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico - OECD nell'acronimo inglese per Organization for Economic Cooperation and Development), adottate nel 1976 e più volte riviste, da ultimo nel 2011, costituiscono uno strumento di soft law, vale a dire, di carattere non vincolante, bensì meramente propositivo, che individuano degli standards di condotta appropriata per tali imprese, sovente ritenute responsabili di attività di sfruttamento delle risorse, materiali e sovente anche umane, dei paesi in via di sviluppo nei quali svolgono le proprie attività a mezzo, tendenzialmente, di società locali controllate da una società madre normalmente avente sede in una paese sviluppato, traendo profitto dalla presenza nei paesi nei quali operano tramite le loro controllate di normative più lassiste e meno protettive dei diritti dei lavoratori e dell'ambiente rispetto a quelle vigenti nel paese in cui ha sede la società madre.

  •  Le fonti del diritto internazionale. In particolare: la consuetudine.

    In questa cartella si raccolgono alcune pronunce giurisprudenziali rilevanti, di organi giurisdizionali statali ed internazionali, in merito all'individuazione degli elementi identificativi della consuetudine ed alla rilevazione della prassi degli Stati. Vale la medesima avvertenza di cui alle precedenti cartelle relativamente alla fonte da cui le schede di sintesi inserite sono tratte.

    • Progetto di conclusioni in materia di modalità di rilevazione delle norme di diritto internazionale consuetudinario

      Il Progetto di conclusioni è frutto del lavoro della Commissione del diritto internazionale delle Nazioni Unite sul tema della rilevazione (identification) delle norme di diritto internazionale consuetudinario. E' stato adottato, nella forma di testo di carattere non vincolante che è propria anche di altri progetti di articoli adottati dalla Commissione del diritto internazionale, nella sessantasettesima sessione della Commissione stessa, tenutasi a Ginevra dal 4 maggio al 6 giugno e dal 6 luglio al 7 agosto 2015. Ha per scopo di tendere alla codificazione delle modalità di rilevazione delle regole di diritto internazionale consuetudinario. Il progetto si ispira alla teoria dualistica prevalente, in base alla quale al fine della rilevazione dell'esistenza di una norma di diritto internazionale consuetudinario deve essere provata la sussistenza di entrambi gli elementi costituiti dalla prassi o diuturnitas e dall'opinio iuris sive necessitatis.

    • Corte permanente di giustizia internazionale, sentenza 7 settembre 1927, Francia c. Turchia, caso Lotus

      La sentenza, tra le più note rese dalla Corte permanente di giustizia internazionale, si sofferma sulle modalità di rilevazione della prassi degli Stati, necessaria al fine dell'affermazione di una regola di diritto internazionale consuetudinario, affermando la rilevanza al fine della prassi stessa anche di meri comportamenti di astensione tenuti dagli Stati (nella specie, trattandosi dell'accertamento dell'esistenza di una regola di diritto internazionale consuetudinario che affermasse la giurisdizione dello Stato della bandiera su di una nave in alto mare, rilevava la prassi costantemente tenuta dagli Stati nel senso di astenersi dal compiere atti che comportassero l'esercizio della giurisdizione sulle navi battenti la bandiera di altri Stati mentre queste si trovavano in alto mare).

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 20 febbraio 1969, Germania c. Danimarca, Germania c. Paesi Bassi, Delimitazione della piattaforma continentale del Mare del Nord

      La sentenza afferma la teoria dualista, per cui al fine della sussistenza di una norma consuetudinaria è necessario accertare l'esistenza di entrambi i presupposti della diuturnitas (prassi) e della opinio iuris sive necessitatis. In particolare, con riferimento ad una norma contenuta in una convenzione internazionale di codificazione, come la Convenzione di Ginevra del 1958 riguardante la piattaforma continentale, le scarse ratifiche o adesioni avute dalla convenzione e l'assenza di una prassi a sostegno della regola, soprattutto da parte degli Stati interessati alla sua applicazione, depongono negativamente in ordine alla sua autonoma esistenza quale norma di diritto internazionale consuetudinario.

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 27 giugno 1986, Nicaragua c. Stati Uniti, Attività militari e paramilitari degli Stati Uniti in Nicaragua e contro il Nicaragua

      La sentenza si iscrive nella teoria dualista della consuetudine (v. sent. 1969, Piattaforma continentale), sottolineando in particolare l'importanza che la presenza di una norma di diritto internazionale consuetudinario sia suffragata non soltanto dalla sua riproduzione all'interno di convenzioni internazionali, quand'anche della portata dello Statuto delle Nazioni Unite, bensì da una prassi effettiva degli Stati. A questo riguardo, non si richiede che tale prassi debba essere assolutamente uniforme, ma che le eventuali deviazioni da essa siano giustificate sulla base di eccezioni o giustificazioni contemplate dalla regola stessa, oppure siano considerate quali sue violazioni, e non già quali manifestazioni del riconoscimento di una nuova regola di segno diverso.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 8 luglio 1996, Liceità della minaccia e dell'impiego delle armi nucleari

      Il parere, di carattere consultivo, emanato su richiesta dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, si sofferma sulla rilevanza delle risoluzioni adottate dall'Assemblea generale come prova dell'esistenza di un'opinio iuris sive necessitatis a sostegno dell'emersione di una nuova regola di diritto internazionale consuetudinario, atta, nella specie, a vietare la minaccia e l'impiego di armi nucleari. La Corte osserva che l'efficacia in tal senso di una risoluzione dell'Assemblea generale è inevitabilmente sminuita ove la stessa sia stata adottata con un numero consistente di astensioni o voti contrari, prova che la supposta opinio iuris a sostegno della nuova regola non possa considerarsi generalmente condivisa e, conseguentemente, che si sia al più in presenza di una regola in corso di emersione.

    • Corte internazionale di giustizia, sentenza 14 febbraio 2002, Rep. dem. del Congo c. Belgio, Mandato d'arresto

      La sentenza si sofferma sulle modalità di rilevazione della prassi degli Stati, necessaria al fine dell'affermazione di una regola di diritto internazionale consuetudinario, riservando particolare attenzione, alla luce della materia considerata (le regole di diritto consuetudinario concernenti le immunità giurisdizionali degli organi di vertice degli Stati esteri, in relazione ai casi in cui questi siano accusati della commissione di crimini internazionali), alla legislazione statale ed alla giurisprudenza degli organi giurisdizionali interni.

    • House of Lords, sent. 14 giugno 2006, Jones and Mitchell c. Arabia Saudita

      La sentenza si sofferma sulle modalità di rilevazione dell'esistenza di regole consuetudinarie, con particolare riferimento alla regola che comporterebbe un'eccezione alla regola generale dell'immunità giurisdizionale degli Stati esteri per atti iure imperii, cioè posti in essere nell'esercizio della potestà d'imperio dello Stato, nei casi in cui tali atti si configurassero come crimini internazionali. In proposito, la House of Lords ha rilevato che una regola di carattere consuetudinario che prevedesse un'eccezione all'immunità giurisdizionale degli Stati esteri nell'ipotesi in esame non potesse considerarsi esistente, mancando tanto una prassi omogenea quanto un'opinio iuris largamente condivisa a sostegno di tale eccezione.

    • Corte per la divisione provinciale del Capo (Sudafrica), sentenza 3 novembre 1987, caso Petane

      La sentenza si sofferma sulle modalità della rilevazione della prassi degli Stati, necessaria al fine dell'accertamento dell'esistenza di una regola di diritto internazionale consuetudinario. In particolare, la sentenza sottolinea la necessità di avere riguardo ai comportamenti effettivamente tenuti dagli organi statali, piuttosto che alle dichiarazioni di principio da questi formulate in occasione di conferenze internazionali o in seno ad organi quali l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, potendo queste dichiarazioni essere influenzate dal contesto a volte propagandistico nel quale vengono adottate e non rispecchiare l'effettivo atteggiamento tenuto dagli Stati, quale si manifesta attraverso la prassi dei relativi organi.

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 20 novembre 1950, Colombia c. Perù, Diritto di asilo (caso Haya de la Torre)

      La sentenza afferma implicitamente la configurabilità di consuetudini particolari, segnatamente di carattere regionale, con riferimento ad una prassi formatasi tra alcuni Stati sudamericani in materia di concessione del diritto d'asilo. Nondimeno, la Corte osserva che norme consuetudinarie di tal genere, proprio in quanto aventi carattere particolare, non possono applicarsi ad uno Stato che, pur appartenendo all'area regionale nella quale le consuetudini stesse si sono formate, non ha mai partecipato con il proprio comportamento alla formazione di tali regole e la ha, anzi, rifiutate, astenendosi, significativamente, dall'aderire ad una convenzione di carattere regionale nella quale le regole in questione venivano ad essere codificate.

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 12 aprile 1960, Diritto di passaggio in territorio indiano (Portogallo c. India)

      La sentenza afferma la configurabilità di consuetudini locali, come quella in base alla quale il Regno Unito, al tempo in cui esercitava la sovranità sul territorio indiano, si era obbligato a riconoscere al Portogallo il diritto di passaggio attraverso il proprio territorio per consentire l'accesso alle enclaves portoghesi esistenti in tale territorio, con l'effetto di ritenere applicabile tale consuetudine anche nei confronti dell'India, che con l'acquisto dell'indipendenza era subentrata al Regno Unito nella sovranità sul territorio in questione.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 21 giugno 1971, Conseguenze giuridiche per gli Stati della continua presenza del Sudafrica in Namibia nonostante la risoluzione 276 (1970) del Consiglio di sicurezza

      Il parere afferma l'ammissibilità della formazione di consuetudini particolari all'interno di organizzazioni internazionali, con particolare riferimento all'ammissibilità dell'adozione di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite su questioni di carattere non procedurale con l'astensione di uno o più membri permanenti del Consiglio stesso.

    • Corte suprema degli Stati Uniti, sentenza relativa al caso The Antelope (1825)

      La sentenza concerne la configurabilità della figura dell'obiettore persistente, vale a dire di uno Stato che si sia costantemente opposto con le proprie dichiarazioni e con la propria condotta alla formazione di una norma consuetudinaria e pretenda conseguentemente di non considerarsi ad essa soggetto, con riferimento alla regola, sorretta a quel tempo dalla prassi e dall'opinio iuris sive necessitatis della gran parte degli Stati, per la quale il commercio degli schiavi era da considerarsi lecito. Gli Stati membri dell'Unione degli Stati Uniti affermavano di essersi sempre opposti a tale regola e pretendevano pertanto di non essere obbligati a riconoscere come lecita una tale pratica, rivendicando conseguentemente il diritto di sequestrare, conformemente alle proprie leggi, una nave battente bandiera straniera che si era arenata sulle coste degli Stati Uniti con a bordo un carico di schiavi. La sentenza della Corte Suprema ha negato l'ammissibilità di tale teoria, affermando conseguentemente che gli Stati Uniti erano tenuti a riconoscere come internazionalmente lecita tale pratica, essendo conseguentemente tenuti a restituire alla Spagna, che ne rivendicava il titolo, la gran parte degli schiavi che si trovavano a bordo della nave e che a tale paese erano destinati, potendo invece disporre in base alle proprie leggi degli altri che si trovavano a bordo della nave stessa.

    • Corte internazionale di giustizia, sentenza 18 dicembre 1951, Regno Unito c. Norvegia, Zone di pesca della Norvegia

      La sentenza ammette la configurabilità dell'istituto del "persistent objector" (obiettore persistente), affermando che una regola di diritto internazionale generale consuetudinario, posto che sia venuta in esistenza (ciò che nella specie, con riferimento alle regole concernenti la delimitazione delle zone di pesca verso l'alto mare, la Corte negava), non sia applicabile nei confronti di uno Stato che la abbia sistematicamente contestata, al punto da non potersi considerare aver partecipato alla sua formazione.

    • Commissione interamericana dei diritti dell'uomo, risoluzione n. 3/87 del 22 settembre 1987, caso Roach and Pinkerton

      La risoluzione della Commissione interamericana dei diritti dell'uomo ha ammesso, in linea di principio, la configurabilità della teoria dell'obiettore persistente, in base alla quale una norma consuetudinaria non può considerarsi vincolare uno Stato che abbia costantemente espresso proteste contro la norma stessa, affermando nondimeno che la teoria in questione non possa operare nei confronti di norme che abbiano acquisito carattere di ius cogens, come, nella specie, doveva ritenersi essere la norma, recepita a livello convenzionale nella stessa Convenzione americana dei diritti dell'uomo, che vieta la condanna alla pena capitale per reati commessi prima del compimento del diciottesimo anno d'età.

    • Sentenza arbitrale del 30 giugno 1977, Regno Unito c. Francia, Delimitazione della piattaforma continentale nel Canale della Manica

      La sentenza affronta il problema del ricambio delle norme consuetudinarie, con specifico riferimento alla successiva evoluzione delle regole relative alla delimitazione della piattaforma continentale rispetto alla codificazione che ne era stata fatta nella Convenzione di Ginevra del 29 aprile 1958 in materia. La sentenza afferma che, benché le regole in materia come desumibili dalla prassi degli Stati nel frattempo sviluppatasi, particolarmente tramite le posizioni adottate dai rappresentanti degli Stati in seno alla Terza Conferenza delle Nazioni Unite sul diritto del mare, facessero apparire non più in linea con la prassi le regole come contenute nella convenzione del 1958, nondimeno le dichiarazioni degli Stati in seno a tale Conferenza e la prassi formatasi al di fuori della Conferenza non erano tali da fornire la dimostrazione di una chiara volontà degli Stati di voler considerare desueta la convenzione del 1958.

    • Corte d'appello di Rennes (Francia), sent. 26 marzo 1979, Rego Sanles c. Pubblico Ministero

      La sentenza, come la sentenza arbitrale del 30 giugno 1977 relativa alla delimitazione della piattaforma continentale nel Canale della Manica (v.), affronta il problema del ricambio delle norme consuetudinarie. Anche in questo caso, venivano in considerazione alcune regole di diritto del mare, relativamente alle quali si era assistito ad una evoluzione della prassi successivamente alla conclusione della convenzione volta alla loro codificazione, costituita in questo caso dalla Convenzione di Ginevra del 29 aprile 1958 sulla pesca e la conservazione delle risorse biologiche in alto mare. Diversamente dalla sentenza arbitrale sopra evocata, la sentenza della Corte d'appello di Rennes ha considerato le prese di posizione dei rappresentanti degli Stati in seno alla Seconda Conferenza delle Nazioni Unite sul diritto del mare e la prassi materialmente seguita con la dichiarazione da parte di diversi Stati di una zona economica esclusiva del'estensione di 188 miglia al di là delle 12 miglia del mare territoriale (secondo la regola che verrà poi codificata nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, la quale prevede un'estensione della zona economica esclusiva fino a 200 miglia dalla linea di base, dalla quale viene misurata l'estensione del mare territoriale), come sufficienti a consentire di considerare abrogate le regole contenute in proposito nella pertinente convenzione di Ginevra del 1958.

  •  Le fonti del diritto internazionale. In particolare: i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili

     

    • Lavori del Comitato consultivo di giuristi incaricato di redigere lo Statuto della Corte permanente di giustizia internazionale

      Il Comitato consultivo di giuristi, nominato dal Consiglio della Società delle Nazioni, si soffermò sull'opportunità di includere tra le fonti delle quali la Corte permanente di giustizia internazionale avrebbe dovuto fare applicazione nel decidere delle controversie sottopostele (indicate nell'art. 38 del relativo Statuto) i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili. La sintesi allegata riporta le principali opinioni espresse dai componenti più autorevoli del comitato, nelle quali si evidenzia, con varie sfumature, la finalità essenziale del riferimento a tali principi, consistente nel consentire alla Corte di colmare le lacune esistenti nelle regole di diritto internazionale consuetudinario.

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 20 febbraio 1969, Delimitazione della piattaforma continentale nel Mare del Nord. Opinione individuale del giudice F. Ammoun.

      L'opinione individuale del giudice Ammoun allegata alla sentenza della Corte internazionale di giustizia del 1969 relativa al caso della Piattaforma continentale nel Mare del Nord è incentrata sulla pertinenza del ricorso all'espressione "nazioni civili" per identificare i principi generali di diritto ai quali fa riferimento l'art. 38, par. 1, lett. c) dello Statuto della Corte internazionale di giustizia. Secondo l'opinione del giudice, l'espressione "nazioni civili" non può essere legittimamente utilizzata nella misura in cui possa presentare una valenza discriminatoria nei confronti delle nazioni che non rientrano tra quelle, essenzialmente europee o nordamericane, al cui ruolo si deve la formazione della gran parte delle norme del diritto internazionale contemporaneo. Il giudice Ammoun propone pertanto che l'espressione in questione venga più modernamente interpretata come atta a riferirsi a un insieme di norme comuni alle legislazioni dei diversi paesi del mondo, sorrette da un'identità di ratio legis e pertanto atte ad essere trasposte, proprio in virtù del loro carattere comune, dagli ordinamenti giuridici interni degli Stati all'ordinamento internazionale.

    • Corte costituzionale, sent. 8 aprile 1976, n. 69, caso Zennaro

      La sentenza della Corte costituzionale, nell'affermare che l'art. 10, 1° comma della Costituzione, nel prevedere l'adattamento dell'ordinamento italiano alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, si presta ad assicurare l'adattamento non soltanto alle norme consuetudinarie bensì ugualmente ai principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili, esclude che possa considerarsi come tale un principio volto ad estendere la regola del ne bis in idem dalla sfera interna ad un singolo ordinamento ai rapporti tra sentenze penali pronunciate in paesi diversi.

  •  Le fonti del diritto internazionale. In particolare: i trattati internazionali. Profili generali

     

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 22 luglio 1952, Regno Unito c. Iran, caso dell'Anglo-Iranian Oil Company

      Nella sentenza la Corte internazionale di giustizia si sofferma sulla distinzione tra trattati internazionali in senso proprio, in quanto comportanti l'incontro della volontà di due o più soggetti di diritto internazionale per porre in essere un rapporto retto dal diritto internazionale, e meri contratti, come i contratti relativi ad operazioni di investimento conclusi tra uno Stato e un privato straniero, i quali non vincolano lo Stato del quale il privato è cittadino, ovvero, trattandosi di una persona giuridica, di cui ha la nazionalità.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 28 maggio 1951, Riserve alla convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio

      Il parere della Corte internazionale di giustizia, nel pronunciarsi sull'ammissibilità di riserve alla convenzione delle Nazioni Unite del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, sottolinea il carattere peculiare degli accordi internazionali volti alla tutela dei diritti umani ed alla repressione dei crimini internazionali, affermando che in relazione a tali trattati non vengono in considerazione interessi particolari dei singoli Stati che ne sono parti, bensì un interesse comune, proprio di tutti e ciascuno dei contraenti, alla realizzazione dei fini propri della convenzione. L'affermazione si ricollega alla distinzione sistematica tra trattati-contratto (Vertrag-Vertraege nella terminologia tedesca), basati su di un rapporto sinallagmatico e su obblighi reciproci tra le parti, e trattati normativi o istitutivi di regimi obiettivi (Vereinbarung-Vereinbarungen nella terminologia tedesca), che, per l'appunto, presuppongono un interesse comune a istituire una disciplina comune della materia che ne forma oggetto, posta a garanzia di valori condivisi da tutte le parti del trattato.

    • Corte internazionale di giustizia, sentenza 3 febbraio 2006, Rep. dem. Congo c. Ruanda, Attività armate sul territorio del Congo (nuovo ricorso del 2002)

      La sentenza si sofferma sulla irretroattività della disciplina del diritto dei trattati contenuta nella Convenzione di Vienna del 1969 (v. cartella "Testi normativi di riferimento generale"), per cui, in base al suo art. 4, la Convenzione non si applica ai trattati conclusi anteriormente alla sua entrata in vigore per gli Stati contraenti interessati. Nella specie, la Corte respinge l'argomentazione volta a superare tale limite temporale all'applicazione della Convenzione, al fine di applicarla, per quanto rilevava ai fini del caso di specie, alla Convenzione per la prevenzione e repressione del crimine di genocidio del 9 dicembre 1948. Tale argomentazione si basava sul carattere di codificazione delle norme di diritto internazionale generale in materia proprio della Convenzione di Vienna del 1969, per cui le sue regole avrebbero in sostanza potuto considerarsi preesistenti alla Convenzione e quindi applicabili anche a trattati conclusi anteriormente. La Corte, nel confermare il carattere di codificazione proprio della Convenzione di Vienna, nondimeno afferma che tale carattere non è riscontrabile nelle disposizioni di carattere procedurale come quella contenuta nell'art. 66, che prevede la sottoponibilità alla Corte internazionale di giustizia di questioni attinenti alla contrarietà a norme cogenti.

  •  Le fonti del diritto internazionale: in particolare, i trattati: procedimenti di formazione.

     

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 1° luglio 1994, Qatar c. Bahrein, Delimitazione marittima e questioni territoriali

      La sentenza ribadisce il principio della libertà delle forme nella conclusione degli accordi internazionali, affermando che un accordo internazionale vincolante possa essere contenuto anche nel processo verbale di un incontro internazionale, sempre che, secondo quanto già affermato nella precedente sentenza del 1978 relativa alla Piattaforma continentale del mare Egeo (v.), il verbale indichi specificamente gli impegni reciprocamente assunti dalle parti e questi non siano subordinati alla negoziazione o conclusione di accordi ulteriori.

    • Corte internazionale di giustizia, sentenza 19 dicembre 1978, Grecia c. Turchia, Piattaforma continentale del mare Egeo

      Nella sentenza la Corte internazionale di giustizia afferma il principio della libertà delle forme nella conclusione di trattati internazionali, affermando che possa in linea di principio costituire un accordo internazionale anche un comunicato congiunto adottato dalle parti al termine di una conferenza diplomatica, dovendosi, al fine di stabilire se si sia in presenza di un accordo di carattere giuridicamente vincolante, avere riguardo alla natura dell'atto o della trattativa che trova espressione nel documento adottato. Nel caso di specie, la Corte ravvisò la presenza nel comunicato congiunto di un impegno a negoziare e a stipulare un accordo ulteriore, trattandosi quindi di un mero pactum de contrahendo inidoneo a produrre automaticamente effetti vincolanti.

  •  Le fonti del diritto internazionale: in particolare, i trattati: competenza a stipulare

     

    • Legge 5 giugno 2003, n. 131

      Disposizioni per l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. La legge reca disposizioni di attuazione delle norme contenute nel titolo V della Costituzione così come modificate dalla legge costituzionale n. 3 del 2001. Con riferimento all'adattamento agli accordi internazionali nelle materie di competenza regionale (in rif. all'art. 117, comma 5, Cost. -v. il testo nella cartella Testi normativi di riferimento generale), v. l'art. 6, primo comma, della legge; con riferimento al potere sostitutivo in caso di mancato rispetto di norme o trattati internazionali o della normativa comunitaria (rectius: dell'Unione europea) di cui all'art. 120, secondo comma, Cost, v. l'art. 8, primo e secondo comma, della legge.

    • Corte costituzionale, sent. 22 ottobre 2010, n. 299, Pres. Cons. Ministri c. Regione Puglia

      La sentenza afferma che la competenza delle regioni a dare attuazione nelle materie di competenza regionale agli accordi internazionali, deve essere esercitata nel rispetto delle norme di procedura poste con legge dello Stato, e segnatamente della l. 5 giugno 2003, n. 131. In particolare, le regioni non possono dare attuazione con propria legge a convenzioni internazionali ricadenti nelle materie di cui all'art. 80 della Costituzione senza che sia stata emanata una preventiva legge statale di autorizzazione alla ratifica, dato che altrimenti violerebbero la competenza legislativa esclusiva dello Stato al riguardo.

    • Corte costituzionale italiana, sentenza 6 dicembre 2004, n. 379, Presidente del Consiglio dei Ministri c. Regione Emilia-Romagna

      La sentenza tratta della competenza a stipulare delle regioni, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione operata con l. cost. n. 3/2001. In particolare, la sentenza esclude che possano considerarsi violate le prerogative del Presidente della Repubblica ai sensi dell'art. 87 della Costituzione, nella parte in cui prevede come sua competenza la ratifica dei trattati internazionali, in presenza di un accordo stipulato in forma semplificata dalla Regione, purché ciò sia avvenuto nei casi e con le forme previste da leggi dello Stato (in base all'art. 117, ultimo comma, Cost.) e l'accordo non ricada in una delle materie contemplate dall'art. 80 cost.

    • Corte costituzionale, sent. 22 maggio 1987, n. 179, Pres. Cons. ministri c. Regione Puglia e altre

      La sentenza, anteriore alla riforma del Titolo V della Costituzione operata con l. cost. n. 3/2001, afferma che le attività di rilievo estero delle regioni, come, nella specie, la sottoscrizione di una dichiarazione di intenti con la Repubblica socialista del Montenegro concernente l'istituzione di una cooperazione in diverse materie di interesse regionale, sono in ogni caso subordinate al previo assenso del governo statale, in modo da consentire il controllo statale sulla conformità di tali iniziative agli indirizzi di politica internazionale dello Stato.

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 10 ottobre 2002, Frontiera terrestre e marittima (Camerun c. Nigeria)

      La Corte internazionale di giustizia afferma la validità ed efficacia come accordo internazionale vincolante per le parti di una dichiarazione congiunta sottoscritta dai presidenti del Camerun e della Nigeria, a ciò non potendo opporsi da parte della Nigeria che il capo dello Stato avrebbe a tal fine necessitato della preventiva approvazione del proprio governo ovvero Consiglio supremo militare. La Corte infatti, con riferimento all'art. 46, par. 2 della Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati, rileva che la violazione lamentata di una norma interna sulla competenza a stipulare, benché riguardante una norma di importanza fondamentale, non poteva considerarsi evidente per la controparte ai sensi della norma in questione, posto che non poteva presumersene la conoscenza da parte di quest'ultima, avuto riguardo al fatto che il capo dello Stato figura tra gli organi individuati dall'art. 7, par. 2 della stessa convenzione come investiti di diritto dei pieni poteri.

    • Sentenza arbitrale, 31 luglio 1989, Delimitazione della piattaforma continentale Guinea-Bissau c. Senegal

      La sentenza arbitrale afferma che non possa ostare alla validità della conclusione di un accordo internazionale in forma semplificata la presunta violazione delle norme costituzionali interne di una delle parti contraenti, nella specie il Portogallo, che avrebbe imposto l'approvazione del trattato da parte dell'Assemblea nazionale, laddove al tempo della conclusione dell'accordo in questione era prassi che tali accordi fossero conclusi direttamente dal Presidente Salazar, il quale al tempo era il capo incontrastato del regime autoritario esistente nel paese, al punto che poteva considerarsi che l'altra parte, la Francia, avesse fatto affidamento in buona fede sulla valida conclusione dell'accordo.

    • Corte di cassazione, sez. un., sent. 22 marzo 1972, n. 867, Società Unione Manifatture c. Ministero delle Finanze

      La sentenza afferma l'ammissibilità per l'ordinamento italiano della conclusione di accordi in forma semplificata, i quali entrano in vigore per effetto della sola firma dei plenipotenziari senza necessità di un atto di ratifica, distinguendo nondimeno in proposito i casi contemplati dall'art. 80 Cost., nei quali è comunque necessario un atto del Parlamento diretto non già ad autorizzare la ratifica, dato che questa relativamente agli accordi conclusi in forma semplificata non ha luogo, bensì comunque ad approvare il contenuto dell'accordo internazionale.

  •  Le fonti del diritto internazionale: in particolare, i trattati: incompatibilità tra accordi internazionali.

     

    • Corte di giustizia delle Comunità europee, sent. 14 ottobre 1980, in causa 812/79, Burgoa

      La sentenza tratta della incompatibilità tra norme convenzionali, con specifico riferimento ai rapporti tra i Trattati istitutivi delle Comunità europee e gli accordi conclusi anteriormente all'entrata in vigore dei Trattati da Stati membri con Stati terzi. Rileva a questo riguardo la disposizione tuttora presente all'interno del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), all'art. 351 (già art. 307 TCE ed ancor prima, al tempo della sentenza in esame, art. 234 del Trattato CEE), che costituisce un esempio di clausola di subordinazione, in quanto riconosce la prevalenza delle disposizioni contenute in tali accordi in caso di contrasto con le norme dei Trattati. Nondimeno, si tratta di una subordinazione condizionata, in quanto la norma, al secondo comma, prevede l'obbligo per gli Stati membri che siano parti di tali accordi di attivarsi allo scopo di eliminare le incompatibilità riscontrate.

    • Corte di cassazione, sent. 22 marzo 1984, n. 1920, Lo Franco c. Quartiere generale delle forze armate terrestri del Sud Europa (N.A.T.O.) a Verona

      La sentenza affronta la problematica dell'incompatibilità tra norme convenzionali, con specifico riferimento ai rapporti intercorrenti tra il Protocollo multilaterale di Parigi del 20 agosto 1952 sullo statuto dei quartieri generali militari internazionali e l'accordo bilaterale tra la N.A.T.O. e l'Italia del 26 luglio 1961, relativo alla istituzione del Quartiere generale delle forze armate terrestri del Sud Europa della stessa N.A.T.O. a Verona. La sentenza risolve in via interpretativa l'incompatibilità riscontrata, ricostruendo in termini di integrazione e di complementarità i rapporti tra i due accordi.

  •  Le fonti del diritto internazionale: in particolare, i trattati: effetti nei confronti degli Stati terzi

     

    • Corte permanente di giustizia internazionale, sent. 7 giugno 1932, Zone franche dell'Alta Savoia e del paese di Gex (Svizzera c. Francia)

      La sentenza della Corte permanente di giustizia internazionale si è pronunciata sull'attitudine di una disposizione del Trattato di pace di Versailles del 1919, nel quale si prevedeva che la Francia dovesse assicurare il mantenimento di una zona franca nella porzione del territorio dell'Alta Savoia interposta tra il Cantone di Ginevra ed il restante territorio della Confederazione svizzera, a costituire un vero e proprio diritto a favore della Svizzera a godere della libertà di transito attraverso la porzione del territorio francese che ne derivava. La Corte permanente di giustizia internazionale, sulla base dell'insieme del testo e del contesto del Trattato di Versailles e delle circostanze nelle quali quest'ultimo e la nota formulata al riguardo dal Consiglio federale svizzero sono state redatte (cfr., in proposito, i criteri per l'interpretazione dei trattati basati sul c.d. metodo obiettivistico, di cui all'art. 31 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati) è giunta alla conclusione che con tali disposizioni le Potenze vincitrici del primo conflitto mondiale, parti contraenti del Trattato di Versailles, avessero voluto conferire alla Svizzera un vero e proprio diritto, che questa era pertanto legittimata a fare valere contro la successiva decisione unilaterale della Francia di sopprimere la zona franca in questione.

    • Corte permanente di giustizia internazionale, sentenza 17 agosto 1923, caso del vapore Wimbledon (Francia, Giappone, Gran Bretagna e Italia c. Germania)

      La sentenza affronta la questione dell'ambito soggettivo di efficacia dei trattati, con specifico riferimento ad una disposizione del Trattato di pace di Versailles (1919), la quale garantiva la libertà di transito attraverso il canale di Kiel a tutte le navi, anche battenti bandiera di uno Stato terzo, a condizione che si trattasse comunque di uno Stato che fosse in pace con la Germania. La sentenza appare pertinente per evidenziare la distinzione tra disposizioni contenute in un trattato le quali prevedano un diritto a favore di uno o più Stati terzi, del quale questi possano invocare il rispetto, e disposizioni le quali invece, come nel caso in esame, si limitano a creare una situazione materiale di vantaggio della quale possa beneficiare qualsiasi Stato, ma la cui eventuale violazione ad opera di una parte potrà essere fatta valere unicamente dalle altre parti contraenti che vi abbiano interesse.

    • Commissione di giuristi nominata dal Consiglio della Società delle Nazioni, parere 5 settembre 1920, Isole d'Aland (Svezia c. Finlandia)

      Il parere della commissione di giuristi nominata dal Consiglio della Società delle Nazioni riguarda l'efficacia di un accordo concluso nel 1856 dalla Russia con la Francia e la Gran Bretagna, nel quale la prima si era assunta l'obbligo di smilitarizzare le isole d'Aland, nei confronti della Finlandia e della Svezia, Stati terzi rispetto all'accordo. Se nei confronti della Finlandia l'efficacia dell'accordo poteva basarsi sulla successione di questa alla Russia nella sovranità sul territorio finlandese con l'acquisto dell'indipendenza, trattandosi di un accordo che aveva per oggetto di imporre obblighi relativi all'uso del territorio e come tale configurabile alla stregua di un trattato localizzabile soggetto alla regola della continuità, l'efficacia vincolante dell'accordo si imponeva nondimeno anche nei confronti della Svezia, dal momento che il trattato in questione aveva per oggetto di istituire un "regolamento positivo di interessi europei", posto nell'interesse collettivo di tutti i paesi interessati, i quali venivano pertanto ad essere legittimati ad invocarne il rispetto indipendentemente dalla propria partecipazione all'accordo. Sostanzialmente, come verrà poi chiarito nella sentenza della Corte permanente di giustizia internazionale del 1923 relativa al vapore Wimbledon (v.), al fine di accertare se un trattato internazionale sia per sua natura idoneo ad attribuire diritti autonomamente azionabili da parte di un paese terzo, come nella specie, piuttosto che mere situazioni materiali di vantaggio, occorre fare riferimento alla finalità materiale perseguita con l'accordo e alla natura dei rapporti giuridici che questo ha posto in essere.

  •  Le fonti del diritto internazionale: in particolare, i trattati: le riserve

     

    • Considerazioni del Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite del 28 luglio 1981, Fanali c. Italia

      Le considerazioni del Comitato dei diritti umani della Nazioni Unite riguardano la validità di una riserva apposta dall'Italia all'art. 14, par. 5 del Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966. La riserva, che riguardava il diritto del condannato all'appello avverso le sentenze penali ed era volta ed escludere tale diritto in relazione alla specifica ipotesi dei procedimenti penali che si svolgono dinanzi alla Corte costituzionale contro il Presidente della Repubblica o singoli ministri o altre persone, come il ricorrente nel caso di specie, che siano imputate del medesimo reato, era stata apposta dall'Esecutivo in sede di ratifica senza essere stata prevista dalle Camere nella legge di autorizzazione alla ratifica stessa, adottata in base all'art. 80 Cost. Il Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha escluso che l'eventuale violazione del diritto interno derivante dall'apposizione da parte governativa di una riserva non contemplata dal Parlamento in sede di autorizzazione alla ratifica inficiasse la validità dell'apposizione della riserva sul piano internazionale.

    • Corte europea dei diritti umani, sent. 29 aprile 1988, Belilos c. Svizzera

      La Corte europea nella sentenza in esame si è pronunciata su di una dichiarazione interpretativa adottata dalla Svizzera all'atto della ratifica della Convenzione europea dei diritti umani, la quale comportava un'interpretazione restrittiva dell'art. 6, par. 1 della Convenzione stessa. La Corte ha ritenuto che la dichiarazione fosse da interpretarsi alla luce dei suoi effetti concreti e non già della sua denominazione, rilevando come questa avesse sostanzialmente per effetto di escludere dall'ambito di applicazione della norma determinate categorie di procedimenti e dovesse pertanto considerarsi equivalente ad una riserva eccettuativa, la cui ammissibilità doveva essere valutata alla luce della disciplina restrittiva recata in proposito dall'art. 64 (nel testo attualmente vigente art. 57) della Convenzione europea. Quest'ultima norma ammette infatti le riserve unicamente nella misura in cui siano giustificate dalla presenza di una legge interna contrastante con una disposizione della Convenzione, ponendo in capo allo Stato riservatario l'onere di corredare la riserva di un'esposizione del contenuto della legge in questione.

    • Sentenza arbitrale del 30 giugno 1977, Delimitazione della Piattaforma continentale nel Canale della Manica (Regno Unito c. Francia)

      La sentenza arbitrale si pronuncia sugli effetti di un'obiezione sollevata dal Regno Unito ad una riserva apposta dalla Francia all'art. 6 della Convenzione di Ginevra del 29 aprile 1958 sulla piattaforma continentale (sulla questione della conformità di tale regola al diritto internazionale consuetudinario v. già, tra i materiali inseriti in precedenza, Corte internazionale di giustizia, sent. 20 febbraio 1969, Piattaforma continentale del Mare del Nord). Non comportando l'obiezione del Regno Unito alla riserva apposta dalla Francia la manifestazione della volontà di non ritenersi vincolato dalla Convenzione nei confronti della Francia ove questa non avesse ritirato la riserva oggetto dell'obiezione, il tribunale arbitrale ha ritenuto che la disposizione oggetto della riserva dovesse considerarsi applicabile nei rapporti tra i due Stati nella misura risultante dalla riserva stessa. La sentenza riprende la soluzione codificata nell'art. 21, par. 3, della Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati per il caso di obiezione che non sia netta, vale a dire, che, come nella specie su cui si è pronunciato il tribunale arbitrale, non esprima la volontà dello Stato obiettante di opporsi all'entrata in vigore del trattato nei rapporti con lo Stato autore della riserva ove quest'ultimo non ritiri la riserva stessa.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 28 maggio 1951, Riserve alla convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio

      Il parere della Corte internazionale di giustizia, nel pronunciarsi sull'ammissibilità di riserve alla convenzione delle Nazioni Unite del 1948 sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, sottolinea il carattere peculiare degli accordi internazionali volti alla tutela dei diritti umani ed alla repressione dei crimini internazionali, affermando che in relazione a tali trattati non vengono in considerazione interessi particolari dei singoli Stati che ne sono parti, bensì un interesse comune, proprio di tutti e ciascuno dei contraenti, alla realizzazione dei fini propri della convenzione. L'affermazione si ricollega alla distinzione sistematica tra trattati-contratto (Vertrag-Vertraege nella terminologia tedesca), basati su di un rapporto sinallagmatico e su obblighi reciproci tra le parti, e trattati normativi o istitutivi di regimi obiettivi (Vereinbarung-Vereinbarungen nella terminologia tedesca), che, per l'appunto, presuppongono un interesse comune a istituire una disciplina comune della materia che ne forma oggetto, posta a garanzia di valori condivisi da tutte le parti del trattato.

  •  Le fonti del diritto internazionale: in particolare, i trattati: l'interpretazione

     

    • Corte di giustizia delle Comunità europee, sent. 31 marzo 1971, in causa 22/70, Accordo europeo sul trasporto di merci su strada (AETS)

      La Corte di giustizia delle Comunità europee (ora, a seguito del Trattato di Lisbona, Corte di giustizia dell'Unione europea), ha fatto riferimento alla teoria dei poteri impliciti per giustificare l'attribuzione alla allora Comunità economica europea (ora, come sopra, all'Unione europea) del potere di concludere accordi internazionali con Stati terzi od organizzazioni internazionali anche al di là delle ipotesi in cui tale potere le è espressamente conferito dal Trattato istitutivo. La Corte di giustizia ha desunto tale potere dalle disposizioni che regolano la competenza interna (vale a dire, ad adottare atti di diritto derivato) nella materia considerata, argomentando che per le inevitabili ricadute dell'esercizio di tale competenza su rapporti coinvolgenti anche Stati terzi, essa in tanto potesse essere efficacemente esercitata in quanto fosse accompagnata da una parallela competenza esterna nella stessa materia.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 13 luglio 1954, Efficacia delle sentenze del Tribunale amministrativo delle Nazioni Unite

      Il parere della Corte internazionale di giustizia, ponendosi sulla scia del precedente parere del 1949 sulla Riparazione dei danni subiti al servizio delle Nazioni Unite (v.), fa riferimento alla teoria dei poteri impliciti per giustificare il riconoscimento all'Organizzazione del potere di istituire un tribunale amministrativo, competente a giudicare delle controversie derivanti dai contratti di servizio intercorsi tra l'Organizzazione e i membri del suo personale. In particolare, la Corte desume l'esistenza di tale potere dall'assenza di alcuna disposizione nella Carta che conferisca competenza in proposito ad alcuno degli organi principali dlele Nazioni Unite e, al tempo stesso, dalla norma dell'art. 105 della Carta, che garantisce l'immunità giurisdizionale dell'Organizzazione di fronte ai giudici nazionali, giungendo alla conclusione che la Carta, alla luce dei principi che essa stessa enuncia, non può considerarsi aver voluto creare una situazione nella quale i membri del proprio personale restino sprovvisti di qualsiasi tutela giurisdizionale relativamente ai diritti che si basino sul rapporto di servizio con l'Organizzazione.

    • Corte internazionale di giustizia, parere 11 aprile 1949, Riparazione dei danni subiti al servizio delle Nazioni Unite

      Il parere consultivo, al quale già si è fatto riferimento a proposito della soggettività internazionale delle organizzazioni internazionali (v. supra, nella cartella "gli altri soggetti del diritto internazionale"), fa riferimento alla teoria dei poteri impliciti per affermare che, quantunque la Carta delle Nazioni Unite, così come non conferisce espressamente all'Organizzazione la personalità giuridica di diritto internazionale, nemmeno preveda la sua capacità di proporre un reclamo internazionale, nondimeno tale capacità debba ritenersi rientrare implicitamente nei poteri che la Carta stessa ha conferito agli organi dell'Organizzazione, essendo necessario al fine di consentire l'efficace ed autonomo esercizio di tali poteri che l'Organizzazione disponga della capacità di presentare i reclami internazionali che l'esercizio delle sue funzioni renda necessari.

    • Corte europea dei diritti umani, sent. 21 novembre 2001, Al Adsani c. Regno Unito

      La sentenza afferma che il riconoscimento da parte delle corti inglesi dell'immunità giurisdizionale del Kuwait per atti commessi iure imperii non comporta una limitazione sproporzionata del diritto di accesso alla giustizia garantito dall'art. 6, par. 1 della Convenzione europea dei diritti umani. Secondo la maggioranza dei giudici della Corte europea, infatti, per quanto gli atti iure imperii oggetto della domanda giudiziale consistessero in crimini internazionali in quanto configuranti atti di tortura, ciò non costituiva, in base alle regole di diritto internazionale generale in materia di immunità degli Stati dalla giurisdizione delle quali occorre tenere conto nel procedere ad un'interpretazione sistematica dell'art. 6, par. 1 della Convenzione europea, un elemento atto a giustificare un'eccezione all'operare dell'immunità giurisdizionale in relazione ad atti posti in essere nell'esercizio della potestà d'imperio dello Stato estero.

    • Corte europea dei diritti umani (Grande camera), decisione 12 dicembre 2001, Bankovic et al. c. Belgio e altri 16 Stati contraenti

      La decisione, nel pronunciarsi sull'interpretazione dell'espressione "giurisdizione" di cui all'art. 1 della Convenzione europea dei diritti umani al fine di stabilire se le vittime civili dei bombardamenti N.A.T.O. in Kosovo nel 1999 potessero considerarsi ricadere nella sfera di controllo degli Stati contraenti della Convenzione europea che avevano partecipato all'azione e di potere conseguentemente ritenere applicabili le garanzie offerte dalla Convenzione stessa, fa riferimento ai criteri interpretativi contenuti nell'art. 31 della Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati, assumendone, come già nella sentenza relativa al caso Golder (v.), la conformità al diritto internazionale consuetudinario. In particolare, la Corte europea si sofferma sulla regola di cui all'art. 31, par. 3, lettera c) della Convenzione di Vienna, la quale prevede che nell'interpretazione dei trattati debba tenersi conto, oltre che degli altri elementi indicati alle lettere precedenti della stessa disposizione, di ogni regola pertinente di diritto internazionale applicabile nei rapporti tra le parti, osservando in proposito che i principi propri della Convenzione europea non possano essere interpretati nel vuoto, dovendo anzi la Convenzione essere interpretata nella misura del possibile in armonia con gli altri principi propri del diritto internazionale, del quale essa fa parte.

    • Corte internazionale di giustizia, sent. 13 luglio 2009, Controversia relativa a diritti di navigazione e a diritti connessi (Costa Rica c. Nicaragua)

      La sentenza sottolinea l'importanza della prassi tenuta dalle parti contraenti successivamente alla conclusione di un trattato internazionale al fine di risolvere questioni relative all'interpretazione del trattato stesso che non possano essere risolte unicamente sulla base del testo e del contesto del trattato, come previsto dall'art. 31, par. 3, lett. b) della Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati, che deve intendersi corrispondente al diritto internazionale consuetudinario. Il riferimento alla prassi successiva delle parti appare particolarmente pertinente per risolvere questioni interpretative che si pongano relativamente a trattati conclusi in epoca alquanto risalente, come il trattato relativo al regime del fiume San Juan concluso tra Nicaragua e Costa Rica nel lontano 1858, che formava oggetto della sentenza della Corte internazionale di giustizia, al fine di pervenire ad un'interpretazione che sia maggiormente rispondente agli interessi ed alle aspettative correnti delle parti piuttosto che a quelli eventualmente ravvisabili con riferimento al tempo in cui il trattato venne concluso.

    • Corte d'appello dell'Ontario (Canada), sent. 10 febbraio 1984, Regina v. Palacios

      La sentenza, nel pronunciarsi sull'interpretazione dell'art. 39 della Convenzione di Vienna del 18 aprile 1961 sulle relazioni diplomatiche, si ispira al metodo obiettivistico nell'interpretazione dei trattati, che si trova riflesso anche nella disposizione dell'art. 31 della Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati, in base al quale le disposizioni di un trattato devono essere interpretate alla luce del loro oggetto e del loro scopo, costituito, nel caso della Convenzione di Vienna del 1961, dall'affermare e garantire i privilegi e le immunità diplomatiche.

    • Corte europea dei diritti umani, sent. 21 febbraio 1975, Golder c. Regno Unito

      La sentenza, nel pronunciarsi sull'interpretazione dell'art. 6, par. 1, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950, fa riferimento alle regole in materia di interpretazione dei trattati contenute nella Convenzione di Vienna del 1969 sui diritto dei trattati (artt. 31-33), considerandole applicabili anche relativamente ad una convenzione conclusa anteriormente all'entrata in vigore di quest'ultima (ed in deroga, formalmente, alla regola dell'irretroattività affermata nel suo art. 4), in quanto corrispondenti alle regole di diritto internazionale consuetudinario in materia di interpretazione dei trattati.