Fabiola Falappa

Fabiola Falappa

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Nel mio itinerario di ricerca mi sono dedicata dapprima allo studio della filosofia hegeliana, restando colpita in particolare dalla questione del ruolo dell’amore nel quadro di un idealismo radicale che apparentemente è incentrato sempre solo sulla razionalità. In effetti, però, lo Spirito mostra anche di portare in sé le facoltà tipiche dell’amore e del perdono. Di qui la realizzazione di un volume dedicato ad approfondire questo versante della concezione di Hegel nella sua rilevanza per l’intersoggettività e per la socialità. Tuttavia, fin da questo primo passo della mia ricerca il centro attrattivo era costituito soprattutto dalla spiritualità umana e da ciò che di inconfondibile essa arriva a esprimere. Mi pareva che il tema dello Spirito non poteva non essere ripreso da tutt’altra angolatura, cioè approfondendo il significato dell’anima nel complesso della realtà della persona.Perciò nel mio secondo volume ho tentato un’esplorazione del contributo di Buber e di Zambrano nell’orizzonte di un antropologia integrale, che non vuol dire “totale” ma vuol dire attenta a evitare le trappole del riduzionismo. A quel punto avevo raccolto una serie di indicazioni antropologiche essenziali sì, eppure stridenti con la realtà dell’autocomprensione umana nella società attuale e con le mille modalità con le quali la nostra dignità è offesa. Sorse da questa inquietudine l’idea di una sorta di discesa agli inferi, ossia di uno studio delle deformazioni che colpiscono la condizione umana nella nostra epoca. Ne nacque un terzo volume in cui cercai di mettere in dialogo le analisi più avanzate delle scienze umane e le letture filosofiche della situazione dell’uomo globalizzato e del suo tendenziale individualismo. Dopo le tre tappe adesso ricordate, il mio desiderio fu quello di allargare e di approfondire la prospettiva elaborando una considerazione filosofica che fosse insieme metafisica e antropologica, ponendo al centro dell’indagine il rapporto tra esistenza e trascendenza. Ho così maturato la convinzione che il pensiero di Karl Jaspers potesse portare un nuovo impulso al pensiero metafisico europeo in una fase storica molto problematica sia per il nostro continente che per il mondo intero. Tale impulso, tra l’altro, è stato fecondo per contribuire alla maturazione di una visione politica di grande respiro, la cui mancanza attuale è causa dell’evidente incapacità delle istituzioni europee di dare risposta adeguata alla crisi globale che grava sulla nostra società. Nel mio ultimo saggio ho affrontato il tema della lettura del senso della storia, in ascolto della lezione di Ernst Bloch. Il piano del discorso è stato quello di un’esplorazione teoretica delle possibilità che tale senso esista e abbia un fondamento metafisico inerente alla vita del mondo, invece che di tipo aprioristico o di matrice provvidenzialista. La mia ricerca si è, così, sviluppata entro l’orizzonte dell’ermeneutica filosofica, intesa nel senso di un’opera di interpretazione che, nel cercare di comprendere la verità inerente a quanto di volta in volta viene studiato, cerca di riconoscere quel senso che orienta non solo la ragione, ma anche l’esistenza.
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