Fabiola Falappa

Fabiola Falappa

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Nel mio itinerario di ricerca mi sono dedicata dapprima allo studio della filosofia hegeliana, restando colpita in particolare dalla questione del ruolo dell’amore nel quadro di un idealismo radicale che apparentemente è incentrato sempre solo sulla razionalità. In effetti, però, lo Spirito mostra anche di portare in sé le facoltà tipiche dell’amore e del perdono. Di qui la realizzazione di un volume dedicato ad approfondire questo versante della concezione di Hegel nella sua rilevanza per l’intersoggettività e per la socialità. Tuttavia, fin da questo primo passo della mia ricerca il centro attrattivo era costituito soprattutto dalla spiritualità umana e da ciò che di inconfondibile essa arriva a esprimere. Mi pareva che il tema dello Spirito non poteva non essere ripreso da tutt’altra angolatura, cioè approfondendo il significato dell’anima nel complesso della realtà della persona. Due autori del Novecento, Martin Buber e María Zambrano, si sono rivelati particolarmente fecondi in questa prospettiva, sviluppata con l’esigenza di sottrarre l’idea di anima a quel dualismo che tradizionalmente sembra inevitabile con l’assunzione stessa di tale riferimento. Perciò nel mio secondo volume ho tentato un’esplorazione del contributo di Buber e di Zambrano nell’orizzonte di un antropologia integrale, che non vuol dire “totale” ma vuol dire attenta a evitare le trappole del riduzionismo. A quel punto avevo raccolto una serie di indicazioni antropologiche essenziali sì, eppure stridenti con la realtà dell’autocomprensione umana nella società attuale e con le mille modalità con le quali la nostra dignità è offesa. Sorse da questa inquietudine l’idea di una sorta di discesa agli inferi, ossia di uno studio delle deformazioni che colpiscono la condizione umana nella nostra epoca. Ne nacque un terzo volume in cui cercai di mettere in dialogo le analisi più avanzate delle scienze umane e le letture filosofiche della situazione dell’uomo globalizzato e del suo tendenziale individualismo. Dopo le tre tappe adesso ricordate, il mio desiderio fu quello di allargare e di approfondire la prospettiva elaborando una considerazione filosofica che fosse insieme metafisica e antropologica, ponendo al centro dell’indagine il rapporto tra esistenza e trascendenza. Credo infatti che finché l’essere umano non trova la sua misura e la sua vocazione nella relazione con l’assoluto, sia destinato a equivocare se stesso, costruendo forme di vita sbagliate e dolorose. Perciò l’indagine metafisica è un terreno imprescindibile e fondamentale, che non può essere liquidato come un inutile residuo di filosofie del passato. Un’indagine del genere è chiamata a essere rigorosa in una maniera molto esigente, che include il piano logico e che però non si esaurisce in esso. Il rigore metodologico del pensiero metafisico comprende infatti l’attendibilità esistenziale, il suo discorso deve alimentarsi dell’ascolto delle esperienze fondamentali degli esseri umani e deve saper parlare alla loro ragione e al loro cuore. Al tempo stesso deve esprimere una sensibilità spirituale, ossia deve rendere acuta l’attenzione per tutte le dinamiche, le presenze e gli eventi che invisibilmente sono decisivi per la condizione umana e, più precisamente, per quanto attiene al legame tra verità, redenzione e salvezza. In proposito una rigida separazione dei compiti tra filosofia e teologia mi sembra fuorviante e finisce, tra l’altro, per “tecnicizzare” entrambe spegnendo la loro capacità di spiritualità. Il compito di una ripresa vigorosa del pensare metafisico riguarda a mio parere tutte le culture e quindi tutte le filosofie che crescono in esse. La cultura europea, a cui appartengo, ha su questo piano una tradizione così imponente e ammirevole che risulta quanto meno strano il suo attuale affievolimento, se non la sua aperta liquidazione. Guardando a tale situazione come a una sfida, mi sono resa conto per la prima volta della grande fecondità e dell’originalità di un autore come Karl Jaspers, da me studiato diversi anni fa ma anche presto messo da parte dopo averne accettato la classificazione sotto la voce “esistenzialismo”. Ho così maturato la convinzione che questo autore possa rivelarsi assai fertile per dare nuovo impulso al pensiero metafisico europeo in una fase storica molto problematica sia per il nostro continente che per il mondo intero. Tale impulso, tra l’altro, è stato fecondo per contribuire alla maturazione di una visione politica di grande respiro, la cui mancanza attuale è causa dell’evidente incapacità delle istituzioni europee di dare risposta adeguata alla crisi globale che grava sulla nostra società.
  • 2014 Falappa, Fabiola; Pierosara, Silvia, Differenza, alterità e distanza. Per un'introduzione alla cura dei legami, in Differenze e relazioni, Volume II Cura dei legami, II; Roma, Aracne; pp. 11 - 31 (ISBN: 978-88-548-7615-6)
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