Giuseppe Capriotti

Giuseppe Capriotti

Ricercatore / Storia dell'arte moderna (L-ART/02)
  • Tel. interno (+39) 0733 258 5956
  • E-mail giuseppe.capriotti@unimc.it
  • Skype giuseppe.capriottidonati
Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo
 

Dopo la tesi di laurea interdisciplinare in Storia delle Religioni – Storia dell’Arte Moderna (2000), dedicata allo studio dell’iconografia di due eroi del mito greco (Narciso e Giacinto), ha conseguito il dottorato in “Storia e Conservazione dei Beni Culturali” (2000-2003), con una tesi sul culto e sull’iconografia di San Sebastiano, incentrata in particolare sullo studio di un gruppo di sculture lignee. Durante il dottorato ha studiato all’Ecole des Hautes Etudes di Parigi sotto la direzione di Daniel Arasse e di Françoise Frontisi-Ducroux.

Ha continuato poi ad occuparsi di iconografia del mito e di iconografia di santi: ha pubblicato parte dei risultati delle ricerche di tesi di laurea (articoli su Caravaggio e Domenichino), ha studiato il tema delle Sibille nell’arte umbro-marchigiana tra XIV e XVII secolo (in relazione alle leggende della Sibilla dell’Appennino diffuse sul territorio), ha condotto ricerche sull’iconografia di alcune sante (Santa Maria Maddalena, Sant’Elena e Santa Lucia) e di alcuni santi (San Ginesio e San Pietro).

Sviluppando le ricerche di dottorato, si è occupato inoltre di arte del legno ed ha lavorato soprattutto sulla funzione dei simulacri lignei e sul rapporto tra iconografia ed esigenze devozionali. Ha pubblicato dunque ricerche sull’intagliatore Domenico Indivini e sul suo legame con suor Battista da Varano, la più grande mistica del Rinascimento marchigiano. Ha approfondito in seguito in particolare il rapporto tra l’esperienza mistica di suor Battista, la sua committenza artistica e la produzione artistica del suo territorio, discutendo i risultati di queste ricerche in diversi convegni internazionali (Courtauld Institute di Londra, UK; Center for Iconographic Studies of Rjieka, Croatia).

Tra il 2010 e il 2011, in occasione delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, ha studiato a più riprese la pittura e la scultura risorgimentale e ha pubblicato saggi sull’architetto Giovan Battista Carducci e sullo scultore Ettore Ferrari.

Dal 2005 si occupa di "pittura antiebraica", utilizzando principalmente le immagini come fonti storiche, attraverso le quali analizzare il conflitto intercorso tra cristiani ed ebrei nel Rinascimento. In seguito ha inserito in questa ricerca anche il "problema turco", in particolare con uno studio sulla committenza dei cavalieri di Malta (2009) e un saggio sul "ruolo" dei turchi nella pittura della Controriforma (2011). Nel 2014 ha pubblicato una monografia sulla pittura antiebraica. Dopo aver analizzato per molti anni l’immagine dell’“altro”, ha iniziato a lavorare sulla committenza dell’“altro”, in particolare di gruppi di schiavoni e albanesi residenti in Italia in età moderna, in occasione della partecipazione al progetto internazionale Visualizing Nationhood: The Schiavoni/Illyrian Confraternities and Colleges in Italy and the Artistic Exchange with South East Europe (15th - 18th c.), promosso dall’Università di Zagabria (2015-2017).

Dal 2010 lavora sulla fortuna delle Metamorfosi di Ovidio nell’arte del Cinquecento, studiano in particolare alcune sculture mitologiche di Benvenuto Cellini e le xilografie di Giovanni Antonio Rusconi per le Trasformationi di Lodovico Dolce, un’edizione volgarizzata dell’opera ovidiana. Ha pubblicato una piccola monografia su Cellini (2013) e la ristampa anastatica delle Trasformationi di Dolce (2013). I risultati di queste ricerche sono stati inoltre ampliati grazie alla partecipazione a diversi convegni in Italia e all’estero (Scuola Normale Superiore di Pisa; Humboldt-Universität zu Berlin; Rheinische Friedrich-Wilhelms-Universität zu Bonn).

Sempre mantenendo un approccio interdisciplinare, ha rivolto gran parte delle sue ricerche alla risoluzione di questioni di iconografia, contaminando il tradizionale metodo iconologico con i criteri propri della storia delle religioni e dell’antropologia storica, problematicamente applicati alle arti figurative.

Dal 2008 è ricercatore presso il Dipartimento di Beni Culturali e, dal 2012, presso il Dipartimento di scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo. Attualmente insegna Iconografia e Iconologia, Storia delle immagini e Geografia artistica. Ha tenuto seminari all’università di Grenoble, Francia (2011), Zagabria, Croazia (2015) e Oviedo, Spagna (2016). È stato visiting professor all’Università di Spalato, Croazia (gennaio-aprile 2016).

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Altri corsi e risorse su piattaforme esterne

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  • L-ART/03 - Storia dell'arte contemporanea
  • M-STO/06 - Storia delle religioni
  • M-STO/07 - Storia del Cristianesimo e delle chiese
  • BIO/08 - Antropologia
Breve descrizione Settore ERC Parole chiave
Iconografia e iconologia SH5_9: History of art and history of architecture significato dell'immagine, simbolo, personificazione, allegoria, mito, leggenda, antico testamento, nuovo testamento
Storia delle immagini SH5_5: Visual arts immagine come fonte storica, teoria delle immagini, storiografia artistica, iconografia
Antropologia delle immagini SH5_11: Cultural heritage, cultural memory antropologia, antropologia religiosa, produzione simbolica, immagine, media, corpo
Lingua Conoscenza
Inglese Buono
Francese Buono
Aree: Europa, Italia
Paesi: Croazia, Italia, Malta, Spagna
Titolo Iconografia antiebraica tra Quattrocento e Cinquecento
Settore ERC SH5_9: History of art and history of architecture
Abstract Il fenomeno della “pittura antiebraica” è costituito da immagini sacre, esposte in luoghi di culto cristiani con una precisa funzione: presentare gli ebrei come coloro che avevano compiuto e compivano ancora nel tempo presente riprovevoli azioni contro Cristo, la Vergine e la Cristianità intera. Alcuni soggetti iconografici nascono per essere dichiaratamente antiebraici, come ad esempio il martirio di Simonino da Trento, la profanazione dell’Ostia, il trionfo della Chiesa sulla Sinagoga, la vicenda del Crocifisso di Beirut; altri soggetti, alcuni tratti da fonti evangeliche, possono assumere connotati antiebraici sulla base di una precisa richiesta della committenza, come ad esempio la Dormitio Virginis, la leggenda della “vera croce”, la Crocifissione, la Flagellazione, il Cristo Deriso, la Disputa di Gesù coi dottori del tempio, nei quali di sovente l’azione “empia” commessa dagli ebrei viene sottolineata dalla loro deformazione fisica, che talvolta arriva fino al grottesco. Cristiani erano certamente i destinatori e i destinatari: i committenti e gli artisti che hanno realizzato tali opere, i fedeli che si soffermavano ad osservarle. Anche se gli ebrei conoscevano sicuramente le argomentazioni della disputa antigiudaica cristiana, se non altro a causa delle popolari prediche cui erano obbligati ad assistere a fini conversionistici, essi con ogni probabilità non accedevano facilmente ad edifici di culto cristiani ed erano dunque gli inconsapevoli protagonisti di un utilizzo delle immagini che li riguardava esclusivamente in termini oppositivi e negativi. Tali immagini sono pertanto uno straordinario documento che ci consente in particolare di capire come gli ebrei e l’ebraismo fossero guardati, interpretati, ed in un certo senso “inventati”, dalla prospettiva delegittimante cristiana. Da un altro punto di vista esse ci permettono di conoscere indirettamente la ritualità, gli usi, i costumi ebraici, che diventano spesso bersaglio della polemica cristiana. È solo grazie alla pittura che sappiamo inoltre com’erano fatti, nel Rinascimento, un tallith, i taffilin o un peot.
Parole chiave ebrei, iconografia, antigiudaismo, osservanza francescana, pittura infamante, immagine come fonte storica, conflitti religiosi
   
Titolo La fortuna delle Metamorfosi di Ovidio nell'arte del Rinascimento
Settore ERC SH5_9: History of art and history of architecture
Abstract Le Metamorfosi di Ovidio sono l'enciclopedia mitologica del Rinascimento, cui attingono artisti e committenti per redigere programmi iconografici di grandi cicli decorativi o di immagini isolate. Le ragioni della fortuna del testo ovidiano possono essere analizzate attraverso lo studio delle diverse edizioni a stampa, volgarizzate e illustrate, apparse nel mercato librario italiano. Utilizzando queste edizioni, piuttosto che il testo originale del poeta augusteo, in alcuni cicli pittorici e scultorei del Rinascimento si raffigurano i miti di metamorfosi per confermare il potere del principe, per indirizzare garbati encomi al committente o per legittimare comportamenti amorosi ritenuti illeciti.
Parole chiave mito, politica, metamorfosi, iconografia
   
Titolo L'esperienza mistica e la committenza artistica di suor Battista da Varano
Settore ERC SH5_5: Visual arts
Abstract Figlia di Giulio Cesare da Varano, signore di Camerino e animatore della grande stagione rinascimentale della città, suor Battista da Varano (1458-1524), al secolo Camilla, è autrice di numerose opere letterarie destinate principalmente all’educazione e alla crescita spirituale delle sorelle. Nel racconto delle sue esperienze mistiche e delle sue visioni, emerge spesso il patrimonio visivo della religiosa, la sua consuetudine con immagini devozionali: Vesperbild, Madonna della Misericordia, Crocefissi dolorosi, Uomo dei dolori con strumenti della Passione. Andando però oltre queste iconografie codificate, suor Battista, sempre durante l’esperienza mistica, plasma delle immagini simboliche attraverso le quali Gesù comunica direttamente con lei. Costruisce così delle inedite immagini mentali che funzionano come imagines agentes, come efficaci strumenti mnemonici che servono a colpire l’animo della lettrice, provocando in lei una trasformazione morale. Grazie alla ricchezza della famiglia signorile da cui proviene, suor Battista è inoltre una delle poche mistiche del Rinascimento che riesce ad essere anche una committente di opere d’arte. Negli stalli del coro realizzati da Domenico Indivini nel 1489 per il suo monastero, suor Battista trasforma le immagini mentali ricevute durante l’esperienza mistica in immagini reali: i simboli visualizzati durante la visione prendono forma artistica grazie al suo serrato dialogo con l’artista di cui si serve.
Da un lato le esperienze di suor Battista, una donna ricca e singolarmente eminente, ci obbligano ad una revisione della più tradizionale interpretazione antropologica dei fenomeni mistici, che non possono essere sempre e solo interpretati come manifestazioni del disagio femminile. Dall’altro grazie agli strumenti offerti dalla moderna “antropologia della visione” (Antonio Marazzi), che studia i modi di vedere e le forme di rappresentazione culturali espresse e interpretate visivamente, l’esperienza della visione mistica e la produzione di immagini ad essa collegata può essere analizzata come l’effetto di uno sguardo abile ed educato, inteso come tecnica del corpo (Marcel Mauss), al centro dell’attuale dibattito sull’antropologia delle immagini (Hans Belting).
Parole chiave iconografia, visione mistica, monastero femminile, osservanza francescana, intaglio e intarsio ligneo
Gruppo di lavoro Giuseppe Capriotti, Valentina Živković
Titolo Risorgimento privato: la decorazione profane dei palazzi gentilizi dell’Ottocento
Settore ERC SH5_9: History of art and history of architecture
Abstract Le fonti primarie di questa ricerca sono le decorazioni ottocentesche dei palazzi gentilizi di un’area periferica dello Stato Pontificio, ovvero la Marca. A causa di un pregiudizio di natura estetica e del generale disinteresse per la pittura dell’Ottocento nelle Marche, tali decorazioni, in genere a secco, non sono mai state studiate né dal punto di vista stilistico e attributivo, né per il loro valore di testimonianza storica e per la messe di informazioni che possono fornire sulla cultura e sulle aspirazioni delle famiglie nobiliari che abitavano quelle dimore. L’analisi di questi cicli pittorici, in cui convivono in perfetta armonia mito greco, storia antica, temi letterari rinascimentali (episodi tratti dall’Orlando Furioso e dalla Gerusalemme Liberata), temi biblici, è supportato da una mirata ricerca d’archivio, che permette di definire i nomi dei committenti, degli artisti e le circostanze che hanno portato alla realizzazione della campagna decorativa. Occasioni di vita familiare, matrimoni o visite illustri, s’intrecciano spesso con la storia patriottica del committente e il mito greco si carica quindi di valenze risorgimentali: Ercole, Enea, Adone e molti altri eroi e dei antichi divengono il modello perfetto per il cittadino della nuova Italia.
Parole chiave iconografia politica, residenze gentilizie, mito
Gruppo di lavoro Giuseppe Capriotti, Emanuela Cesetti
Titolo Iconografia dei santi
Settore ERC SH5_5: Visual arts
Abstract
   
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