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Giuseppe Capriotti

Giuseppe Capriotti

Professore di ruolo - II fascia (ARTE-01/B)
  • Tel. interno (+39) 0733 258 5956
  • E-mail giuseppe.capriotti@unimc.it
Dipartimento di Scienze della Formazione, dei Beni Culturali e del Turismo
 

Dopo la tesi di laurea interdisciplinare in Storia delle Religioni – Storia dell’Arte Moderna (2000), dedicata allo studio dell’iconografia di due eroi del mito greco (Narciso e Giacinto), ha conseguito il dottorato in “Storia e Conservazione dei Beni Culturali” (2000-2003), con una tesi sul culto e sull’iconografia di San Sebastiano, incentrata in particolare sullo studio di un gruppo di sculture lignee. Durante il dottorato ha studiato all’Ecole des Hautes Etudes di Parigi sotto la direzione di Daniel Arasse e di Françoise Frontisi-Ducroux.

Dal 2008 è stato ricercatore presso il Dipartimento di Beni Culturali e, dal 2012, presso il Dipartimento di scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dell'Università di Macerata. Dal 2021 è Professore Associato di Storia dell’arte moderna nella stessa università, dove insegna Storia delle immagini, European Art History, Educazione all’immagine e Iconografia e Iconologia.

È stato Visiting Professor all’Università di Spalato, Croazia (gennaio-aprile 2016), Visiting Professor all'UNED di Madrid, Spagna (aprile-maggio 2019) e Visiting Professor alla Tel Aviv University, Israele (marzo-maggio 2023). È stato Marie Curie Fellow Researcher alla Pwani University di Kilifi, Kenya (febbraio-marzo; luglio; novembre-dicembre 2018) e Marie Curie Fellow Researcher alla Kenyatta University di Nairobi, Kenya (febbraio-marzo 2020). È inoltre stato Visiting Scholar, per una Short Term Scientific Mission, al Warburg Institute di Londra, UK (giugno 2023) e Chercher Accueilli all'INHA - Institut National d'Histoire de l'Art di Parigi, Francia (maggio 2024).

Ha tenuto seminari all’Université Pierre-Mandès-France di Grenoble, Francia (2011), all’Università di Zagabria, Croazia (2015) e all’Università di Oviedo, Spagna (2016).

Mantenendo spesso un approccio interdisciplinare, ha rivolto gran parte dei suoi studi alla risoluzione di questioni di iconografia, contaminando il tradizionale metodo iconologico con i criteri propri della storia delle religioni e dell’antropologia storica, problematicamente applicati alle arti figurative. In quest'ottica ha realizzato mostre e partecipato ad iniziative volte alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali, in particolare di aree fragili soggette a squilibri territoriali e colpite dal terremoto. Oltre ad aver fatto ricerche di tipo territoriale, anche con indagini archivistiche e con un approccio legato alla geografia artistica, ha pubblicato saggi su Caravaggio, Domenichino, Mattia Preti, Benvenuto Cellini, Vittore Crivelli, Lorenzo Lotto, Giovanni Antonio Rusconi.

Dopo primi studi incentrati sull’iconografia del mito e dei santi, sulla scultura lignea e l’intaglio (in particolare sulla funzione dei simulacri lignei in rapporto alle esigenze devozionali) e sulla committenza francescana, ha indirizzato le sue ricerche su tre macro temi:

1)      L’immagine dell’alterità religiosa in Italia e nel Mediterraneo. Ha pubblicato un volume sulla “pittura antiebraica” (Gangemi 2014) e diversi articoli sull’immagine del turco e dello schiavo nel Mediterraneo. In relazione a questi interessi ha organizzato alcuni convegni ed ha partecipato al progetto europeo Before Orientalism: “Images” of the Muslim other in Iberia (15th - 17th Centuries) and their Mediterranean conections (2017-2019). È inoltre attualmente Vice Leader del Working group 3 della COST Action CA18129 Islamic Legacy: Narratives East, West, South, North of the Mediterranean (1350-1750). Oltre ad aver lavorato sull’immagine dell’"altro", ha pubblicato studi e ricerche sulla “committenza artistica dell’altro”, in particolare di gruppi di schiavoni e albanesi residenti in Italia in età moderna, ed ha partecipato al progetto internazionale Visualizing Nationhood: The Schiavoni/Illyrian Confraternities and Colleges in Italy and the Artistic Exchange with South East Europe (15th - 18th c.), promosso dall’Università di Zagabria (2015-2017). Le ricerche condotte in occasione della partecipazione a questo progetto sono confluite nella monografia The Church of Saint Blaise in Ancona. Artistic Patronage of a Confraternity founded by Schiavoni (Zagreb, FFPress, 2020), con la prefazione di Jasenka Gudelj.

2)      La fortuna delle Metamorfosi di Ovidio e del mito nell’arte italiana. Ha pubblicato la ristampa anastatica delle Trasformationi di Lodovico Dolce con le xilografie di Giovanni Antonio Rusconi (affinità elettive 2013) e numerosi saggi sulle edizioni volgarizzate e illustrate delle Metamorfosi di Ovidio. Su temi affini ha pubblicato inoltre L’alibi del mito. Un’altra autobiografia di Benvenuto Cellini (Il Melangolo 2013) ed ha organizzato il convegno Afterlife of Antiquity. Case Studies and New Perspective in Iconology (Thirteenth International Conference of Iconographic Studies, Rijeka, Croatia, 30-31 maggio 2019), con Marina Viceljia, Ivana Čapeta Rakić e Claudia Cieri Via. Per via documentaria ha accertato gli autori dei fregi mitologici di Palazzo Buonaccorsi (realizzati dai bolognesi Carlo Antonio Rambaldi e Antonio Dardani) e identificato il pittore delle tele mitologiche della Galleria del Castello di Lanciano (dipinte dal perugino Anton Maria Garbi). Sul tema delle decorazioni di carattere profano ha pubblicato inoltre la monografia Il tempo delle fenici e degli unicorni. Giulia Farnese e il ciclo decorativo del castello di Carbognano (affinità elettive 2020), con la prefazione di Sheryl E. Reiss.

3)      Il rapporto tra immagine e visione mistica in età moderna. Ha condotto ricerche sul rapporto tra l’intagliatore Domenico Indivini e suor Battista da Varano, la più grande mistica del Rinascimento marchigiano, ed ha pubblicato studi sulle relazioni tra immagine e visione mistica. È stato selezionato come chair e organizzatore (insieme a Valentina Živković) del panel The mystical mind as a divine artist: visions, artistic production, creation of images through empathy al 35° congresso della CIHA (Comité International d’Histoire de l’Art) (1-6 settembre 2019).

Più recentemente si è occupato di “educazione all’arte e all’immagine”, anche in contesti multiculturali, partecipando ai progetti Marie Curie: TICASS - Technologies of Imaging, in Communication, Art and Social Sciences (2017-2021) e TPAAE - Transcultural Perspective on Art and Art Education (2020-2024), nel corso dei quali ha affrontato anche tematiche legate alle attuali teorie dell’immagine e ai visual studies.

È stato coordinatore editoriale della rivista Il capitale culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage, in Fascia A per Storia dell’Arte e indicizzata WOS e SCOPUS (https://riviste.unimc.it/index.php/cap-cult). Dal 2016 dirige inoltre la collana Immagini nella storia. Collana di studi iconografici per la casa editrice "affinità elettive" di Ancona (http://www.edizioniae.it/collana/immagini-nella-storia/).

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  • L-ART/03 - Storia dell'arte contemporanea
  • M-STO/06 - Storia delle religioni
  • M-STO/07 - Storia del Cristianesimo e delle chiese
  • BIO/08 - Antropologia
Breve descrizione Settore ERC Parole chiave
Iconografia e iconologia SH5_9: History of art and history of architecture significato dell'immagine, simbolo, personificazione, allegoria, mito, leggenda, antico testamento, nuovo testamento
Storia delle immagini SH5_5: Visual arts immagine come fonte storica, teoria delle immagini, storiografia artistica, iconografia
Antropologia delle immagini SH5_11: Cultural heritage, cultural memory antropologia, antropologia religiosa, produzione simbolica, immagine, media, corpo
Lingua Conoscenza
Inglese Buono
Francese Buono
Aree: Europa, Italia
Paesi: Croazia, Italia, Malta, Spagna
Titolo Iconografia antiebraica tra Quattrocento e Cinquecento
Settore ERC SH5_9: History of art and history of architecture
Abstract Il fenomeno della “pittura antiebraica” è costituito da immagini sacre, esposte in luoghi di culto cristiani con una precisa funzione: presentare gli ebrei come coloro che avevano compiuto e compivano ancora nel tempo presente riprovevoli azioni contro Cristo, la Vergine e la Cristianità intera. Alcuni soggetti iconografici nascono per essere dichiaratamente antiebraici, come ad esempio il martirio di Simonino da Trento, la profanazione dell’Ostia, il trionfo della Chiesa sulla Sinagoga, la vicenda del Crocifisso di Beirut; altri soggetti, alcuni tratti da fonti evangeliche, possono assumere connotati antiebraici sulla base di una precisa richiesta della committenza, come ad esempio la Dormitio Virginis, la leggenda della “vera croce”, la Crocifissione, la Flagellazione, il Cristo Deriso, la Disputa di Gesù coi dottori del tempio, nei quali di sovente l’azione “empia” commessa dagli ebrei viene sottolineata dalla loro deformazione fisica, che talvolta arriva fino al grottesco. Cristiani erano certamente i destinatori e i destinatari: i committenti e gli artisti che hanno realizzato tali opere, i fedeli che si soffermavano ad osservarle. Anche se gli ebrei conoscevano sicuramente le argomentazioni della disputa antigiudaica cristiana, se non altro a causa delle popolari prediche cui erano obbligati ad assistere a fini conversionistici, essi con ogni probabilità non accedevano facilmente ad edifici di culto cristiani ed erano dunque gli inconsapevoli protagonisti di un utilizzo delle immagini che li riguardava esclusivamente in termini oppositivi e negativi. Tali immagini sono pertanto uno straordinario documento che ci consente in particolare di capire come gli ebrei e l’ebraismo fossero guardati, interpretati, ed in un certo senso “inventati”, dalla prospettiva delegittimante cristiana. Da un altro punto di vista esse ci permettono di conoscere indirettamente la ritualità, gli usi, i costumi ebraici, che diventano spesso bersaglio della polemica cristiana. È solo grazie alla pittura che sappiamo inoltre com’erano fatti, nel Rinascimento, un tallith, i taffilin o un peot.
Parole chiave ebrei, iconografia, antigiudaismo, osservanza francescana, pittura infamante, immagine come fonte storica, conflitti religiosi
   
Titolo La fortuna delle Metamorfosi di Ovidio nell'arte del Rinascimento
Settore ERC SH5_9: History of art and history of architecture
Abstract Le Metamorfosi di Ovidio sono l'enciclopedia mitologica del Rinascimento, cui attingono artisti e committenti per redigere programmi iconografici di grandi cicli decorativi o di immagini isolate. Le ragioni della fortuna del testo ovidiano possono essere analizzate attraverso lo studio delle diverse edizioni a stampa, volgarizzate e illustrate, apparse nel mercato librario italiano. Utilizzando queste edizioni, piuttosto che il testo originale del poeta augusteo, in alcuni cicli pittorici e scultorei del Rinascimento si raffigurano i miti di metamorfosi per confermare il potere del principe, per indirizzare garbati encomi al committente o per legittimare comportamenti amorosi ritenuti illeciti.
Parole chiave mito, politica, metamorfosi, iconografia
   
Titolo L'esperienza mistica e la committenza artistica di suor Battista da Varano
Settore ERC SH5_5: Visual arts
Abstract Figlia di Giulio Cesare da Varano, signore di Camerino e animatore della grande stagione rinascimentale della città, suor Battista da Varano (1458-1524), al secolo Camilla, è autrice di numerose opere letterarie destinate principalmente all’educazione e alla crescita spirituale delle sorelle. Nel racconto delle sue esperienze mistiche e delle sue visioni, emerge spesso il patrimonio visivo della religiosa, la sua consuetudine con immagini devozionali: Vesperbild, Madonna della Misericordia, Crocefissi dolorosi, Uomo dei dolori con strumenti della Passione. Andando però oltre queste iconografie codificate, suor Battista, sempre durante l’esperienza mistica, plasma delle immagini simboliche attraverso le quali Gesù comunica direttamente con lei. Costruisce così delle inedite immagini mentali che funzionano come imagines agentes, come efficaci strumenti mnemonici che servono a colpire l’animo della lettrice, provocando in lei una trasformazione morale. Grazie alla ricchezza della famiglia signorile da cui proviene, suor Battista è inoltre una delle poche mistiche del Rinascimento che riesce ad essere anche una committente di opere d’arte. Negli stalli del coro realizzati da Domenico Indivini nel 1489 per il suo monastero, suor Battista trasforma le immagini mentali ricevute durante l’esperienza mistica in immagini reali: i simboli visualizzati durante la visione prendono forma artistica grazie al suo serrato dialogo con l’artista di cui si serve.
Da un lato le esperienze di suor Battista, una donna ricca e singolarmente eminente, ci obbligano ad una revisione della più tradizionale interpretazione antropologica dei fenomeni mistici, che non possono essere sempre e solo interpretati come manifestazioni del disagio femminile. Dall’altro grazie agli strumenti offerti dalla moderna “antropologia della visione” (Antonio Marazzi), che studia i modi di vedere e le forme di rappresentazione culturali espresse e interpretate visivamente, l’esperienza della visione mistica e la produzione di immagini ad essa collegata può essere analizzata come l’effetto di uno sguardo abile ed educato, inteso come tecnica del corpo (Marcel Mauss), al centro dell’attuale dibattito sull’antropologia delle immagini (Hans Belting).
Parole chiave iconografia, visione mistica, monastero femminile, osservanza francescana, intaglio e intarsio ligneo
Gruppo di lavoro Giuseppe Capriotti, Valentina Živković
Titolo Risorgimento privato: la decorazione profane dei palazzi gentilizi dell’Ottocento
Settore ERC SH5_9: History of art and history of architecture
Abstract Le fonti primarie di questa ricerca sono le decorazioni ottocentesche dei palazzi gentilizi di un’area periferica dello Stato Pontificio, ovvero la Marca. A causa di un pregiudizio di natura estetica e del generale disinteresse per la pittura dell’Ottocento nelle Marche, tali decorazioni, in genere a secco, non sono mai state studiate né dal punto di vista stilistico e attributivo, né per il loro valore di testimonianza storica e per la messe di informazioni che possono fornire sulla cultura e sulle aspirazioni delle famiglie nobiliari che abitavano quelle dimore. L’analisi di questi cicli pittorici, in cui convivono in perfetta armonia mito greco, storia antica, temi letterari rinascimentali (episodi tratti dall’Orlando Furioso e dalla Gerusalemme Liberata), temi biblici, è supportato da una mirata ricerca d’archivio, che permette di definire i nomi dei committenti, degli artisti e le circostanze che hanno portato alla realizzazione della campagna decorativa. Occasioni di vita familiare, matrimoni o visite illustri, s’intrecciano spesso con la storia patriottica del committente e il mito greco si carica quindi di valenze risorgimentali: Ercole, Enea, Adone e molti altri eroi e dei antichi divengono il modello perfetto per il cittadino della nuova Italia.
Parole chiave iconografia politica, residenze gentilizie, mito
Gruppo di lavoro Giuseppe Capriotti, Emanuela Cesetti
Titolo Iconografia dei santi
Settore ERC SH5_5: Visual arts
Abstract
   
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